28 ottobre 2017

Settembre/ottobre 2017 - Regno Unito

Martedì 19 settembre 2017 – km 86443 
- da casa a Marcigny
Ci siamo: anche quest’anno, dopo mesi di programmazione, il gran giorno è arrivato e noi siamo pronti per la nuova avventura. Abbiamo già le sterline nel portafoglio e alle 10 del mattino, svegli già da tre ore, imbocchiamo la A14 dopo i primi 60 km di entroterra. Destinazione Regno Unito, da Dover alla punta estrema della Scozia riscendendo poi da ovest. Un viaggio immaginato da un po’ che finalmente è stato messo su carta… anzi su strada. Ovviamente il camper è tirato a lucido, ma altrettanto ovviamente, come sempre, la partenza è piovosa, quindi la pulizia si è rivelata inutile. Il driver spara cretinate a raffica, l’interfaccia di navigazione sferruzza. La filippina, al divanetto aggiorna il diario di bordo. Tutto nella norma, insomma.
Il tempo ballerino ci accompagna per tutto il giorno.
Usciamo dall’autostrada intorno alle ore 17 e sganciamo le prime 44,20 € di casello. Proseguiamo per Susa e il Moncenisio per evitare Bardonecchia e fare un percorso un po’ più panoramico. Le nuvole fanno il solletico alle cime delle montagne, l’aria sembra frizzantina. Costeggiamo il Lac du Mont-Cenis, diga artificiale a 1800 metri di altitudine: dovremmo fermarci ai bordi del lago ma sono appena le 19, siamo in mezzo al nulla e alcune vaches, che bivaccano allegre, ci guardano anche male. Proseguiamo. Crepuscolo. Proseguiamo. L’area di sosta che avevamo selezionato chilometri oltre il lago sembra non essere accessibile a causa di una strada sbarrata. Buio. Iniziamo subito con i percorsi fantasia. Proseguiamo per un’ora almeno, le strade sono tortuose sebbene con fondo discreto. Alla fine approdiamo a Marcigny e raggiungiamo un grosso parcheggio in Place Irène Popard (segnalato da CamperContact come possibile pernottamento camper). E' buio e freddo. Facciamo cena tardissimo.
Il viaggio fino a Calais sarà interminabile.

Mercoledì 20 settembre 2017 – km 87214
- da Marcigny a Besançon

Stamattina il paesaggio è decisamente diverso. Dovremmo anche essere più riposati ma ammetto di non aver dormito quasi mai! Ripartiamo in perfetto orario sulla solita tabella di marcia della vita da camper e proseguiamo verso Annecy, ma prima di tutto ci fermiamo al Carrefour Market del paese sperando di mettere le gazole al prezzo shock di 1,199 €. E niente, la colonnina non capisce (oppure noi non capiamo la colonnina), fatto sta che non legge le nostre carte. Cerchiamo un Intermarché in zona (altro supermercato con prezzi assai competitivi) ma niente. Ripieghiamo sul primo Elan lungo la strada perché siamo in riserva, e poco prima della meta riusciamo a fare il pieno all’agognato Intermarché.
Alle 11.30, aiutati ancora una volta dal CamperContact, arriviamo all’area di sosta gratuita 24h con carico/scarico sulle rive del Lago di Annecy. Un piazzale con una dozzina di posti, ovviamente tutti occupati. Per fortuna, un furgoncino va via proprio al nostro arrivo e ci lascia il posto. Scendiamo in avanscoperta, il cielo è abbastanza sereno e questo aiuta i colori, le montagne grigie hanno un collarino di nuvole che si specchiano nell’acqua ferma.
Costeggiamo il lago per una ventina di minuti, fino ad arrivare a Quai de Bayreut: il vero gioiello è la città vecchia, affacciata sui canali. Ringhiere curatissime con fioriere colorate, bistrot e caffè all’aperto, edifici dal sapore alsaziano, pur essendo ancora in Savoia, intonacati di giallo ed arancio. Una vera chicca.
Fermarsi per un paio d’ore è stata una scelta azzeccata, soprattutto visto il tempo. La tappa alla boulangerie è d’obbligo anche se, rientrando alla base, ci facciamo fuori mezza baguette. Dopo pranzo e i dovuti scarico/carico riprendiamo il cammino, ma purtroppo non andiamo lontano: tra i percorsi fantasia e le strade di montagna (per evitare le autostrade) perdiamo un sacco di tempo, ed entro sera riusciamo ad arrivare solo a Besançon, ancora 650 km da Calais. Il Parking la Rodia (ancora una volta segnalato da CamperContact) è in realtà un parcheggio “promiscuo”, ci sono numerose macchine e alcuni camper, ma è comodo e gratuito e ha un edificio all’ingresso con un bellissimo murales. Funziona persino la tv, e stanotte saremo in buona compagnia.

Giovedì 21 settembre 2017 – km 87614
- da Besançon a Calais

Ci svegliamo prima del sole, e siamo pronti a tempo record. Sono appena le 8.15 oggi quando ci accingiamo ad iniziare la lunga sfida: percorrere tutta la strada rimanente fino a Calais entro sera, dove dovremmo poi incontrarci con due nuovi compagni di viaggio di Varese, con cui probabilmente faremo un pezzo di strada in Regno Unito. In realtà la sfida è prettamente del babbo, dato che è lui che guida! Imbocchiamo la N4 verso Vesoul e poi su fino a Chaumont e St. Dizier. Seguiamo per Vitry le François (dove ci fermiamo al Leclerc del paese per un mega rifornimento di gazole a 1,19 € con nostra immensa gioia!) ed entriamo nella regione della Marne-Champagne. Oggi in via del tutto eccezionale optiamo per una sorta di aperipranzo, altrimenti ribattezzato “lunch and drive” dal babbo: Tuc e patatine mentre viaggiamo, così annulliamo i tempi della sosta! Superata anche Chalons-en-Champagne prendiamo per Reims, proseguendo lungo le strade statali dal fondo abbastanza buono e scorrevole. Ci fermiamo solo prima di St. Quentin per un pit stop con dolcetto e caffè al volo, i km sono ancora tanti. La strada scorre benissimo in realtà fino a Calais, che raggiungiamo prima delle 19. Stanchi ma soddisfatti della traversata, ci fermiamo nel grosso parcheggio del Terminal ed incontriamo Eugenio e Giuliana, la coppia di camperisti di Varese che ci aspettano per imbarcarci domani. Due minuti di chiacchiere e ci avviamo alla biglietteria. Il biglietto per 3 persone ed un camper fino a 7 metri costa 71 €, l’imbarco è previsto alle 7.45 domattina e chiaramente dobbiamo stare sul posto per il controllo veicoli e documenti un’oretta prima.
E anche oggi… si dorme domani.

Venerdì 22 settembre 2017 – km 88307
- da Calais a Canterbury

Oggi ci si sveglia prestissimo, e meno male che abbiamo dormito nel parcheggio del terminal (accessibile e gratuito), altrimenti ci saremmo dovuti svegliare ancor più presto. Espletiamo le procedure di controllo, tra dogana francese e dogana inglese ci prendono le carte d’identità tre volte, posti di blocco con poliziotti armati che salgono pure in camper ed entrano nel bagno per sincerarsi che non portiamo immigrati. E non sono nemmeno le 7 del mattino. Buongiorno, insomma. Ci imbarchiamo, la nave parte perfettamente in orario. Durante la traversata, i miei conversano con i nuovi compagni di viaggio ed io scatto foto ad una pallida alba. Ci siamo svegliati talmente presto che per quando arriviamo a Dover, dopo un’ora e mezza di traghetto e con un’ora di fuso orario, dobbiamo rifare colazione! Usciamo dalla nave, un po’ emozionati, cercando di non fare cappelle buttandoci a destra della carreggiata. La prima cosa che notiamo, ad esclusione ovviamente della guida sul lato opposto, è che i british corrono assai! Immediatamente fuori dalla rotonda del porto ci inerpichiamo in stradine minuscole per trovare un punto panoramico e fotografare le bianche scogliere. Tentativo fallito: arriviamo a St. Margareth at Cliffe, una sorta di minuscolo quartiere con eleganti cottage inglesi (come ne vedremo a bizzeffe!), ma vorremmo raggiungere un faro da cui ammirare le scogliere che invece non vedremo. Aria. Tra Dover e Canterbury, prima tappa, ci sono appena 25 km. Ci sorprende il Park and Ride della cittadina, dove troviamo subito parcheggio: molto economico (3£ per tutta la giornata) e soprattutto con navetta gratuita per il centro! Scopriamo poi che di Park and Ride a Canterbury ce ne sono diversi, tutti ottimamente organizzati proprio per non congestionare il traffico nelle viuzze strette, con navette ogni 10 minuti.
Canterbury si affaccia sul fiume Stour, nel suo centro storico si respira l’aria delle cittadine medievali inglesi in cui il tempo si è fermato: non a caso, sembra un po’ l’ambientazione dei romanzi di Re Artù.
La cittadina è la patria dell’arcivescovo Sigerico, ideatore della via Francigena di pellegrinaggio verso Roma, ma è anche tristemente famosa per l’immensa cattedrale in cui nel 1170 fu assassinato il vescovo Thomas Beckett, colpevole di non aver firmato il provvedimento con il quale il re Enrico II avrebbe avuto il pieno controllo sulla chiesa inglese. Per visitare il Cathedral Precint oltre il Christ Church Gate, massiccio portone in pietra lungo la via principale, ci vogliono 12,50£, ma soprattutto la cattedrale è completamente impalcata e le foto sono impossibili. Noi rinunciamo, i compagni di viaggio vanno lo stesso e ne restano estasiati.
 La giornata è molto tiepida, io mi regalo una camminata nel Westgate Garden, il parco subito oltre l’omonima imponente porta di accesso, realizzata con roccia friabile del Kent e l’ultima rimasta delle 7 porte medievali.

 
Le lanes dividono due file di tipici cottages inglesi in mattoni scuri o in stucco bianco, con coloratissimi portoni di legno laccato. Attraverso poi il Greyfriar Gardens, altro fazzoletto verde nel cuore del centro storico, fino ad arrivare ai resti del Norman Castle. Risalendo lungo Gas Street, a parte fotografare ogni dettaglio delle fioriere nelle verande, mi butto nei Dane John Gardens e becco un festoso street food festival dove, per spicciare le mie prime 50 sterline, compro due empanadas parlando spagnolo. Un gruppo country composto da giovanotti sulla sessantina canta sotto ad un grazioso gazebo in ferro bianco, un brulicare di gente seduta ai tavoli e anche sul prato riempie il parco. Raggiungo i miei su High street, la via principale già percorsa stamattina. Un paio di negozi più giù ci imbattiamo in Poundland: è uno di quei negozi “tutto a 1€” che qui, ovviamente, si traduce in “tutto a 1£”. Ricordando che al cambio attuale equivale a 1,15 € circa, quindi decisamente molto più buono di   venni io qualche anno fa (che il cambio era all’incirca 1,40 €), facciamo un giro e compriamo di tutto, dalla cioccolata Cadbury (una sorta di Milka anglosassone che va provata almeno once in a lifetime!) allo shampoo, dai pastelli alle salviettine viso. Torniamo felici al camper e, dopo aver espletato le operazioni di carico e scarico e sistemato tutto, ripartiamo alla volta della superba capitale, dove usufruiremo del campeggio da domani (a una ventina di minuti di treno dalla città). La strada scorre bene, qualche rallentamento ogni tanto, un incidente, una Range Rover che brucia sulla carreggiata opposta. Insomma, tutto regolare. Il babbo migliora la guida a sinistra yarda dopo yarda e a me ancora non sembra vero di essere in UK. Ci fermiamo nel parcheggio di un bel Tesco Extra, aperto h24, ad una quindicina di km dal campeggio, e siamo pronti per la cena. Stasera nanna presto.

Sabato 23 settembre 2017 – km 88463
- da Canterbury a Windsor

Mattina uggiosa, perfettamente in linea con la british weather. Il bel sole di ieri è già un ricordo, ma noi non ci arrendiamo. Ancora un po’ di difficoltà con la guida a sinistra: stamattina ci perdiamo il distributore di benzina di fronte al parcheggio semplicemente girando intorno all’isolato. Poi, dopo aver messo gasolio, arriviamo all’Alderstead Heat Camping Club, in un sobborgo di Merstham, a sud ovest di Londra. Posto terribile, scomodissimo da raggiungere, con una single track di un paio di km in cui, incontrando macchine che vengono nella direzione opposta, ci incastriamo cinquanta volte. Meno male che da queste parti sono abituati alle single tracks, quindi viaggiano con gli specchietti retrovisori esterni chiusi, mettono le frecce di emergenza e sanno perfettamente come comportarsi, quindi se non altro ci agevolano nelle manovre. Il campeggio è infognato, dunque, alla fine di questa single track. Innanzitutto il tipo alla reception ci spiega che, per arrivare alla stazione da cui poi prendere il treno che in mezz’oretta porta a Londra, non esiste un servizio di navetta gratuita (che in un posto così imboscato sarebbe oro) ma che bisogna chiamare il taxi, al prezzo convenzionato di 10£ (a tratta, ovviamente). Ci metto dieci minuti per farmi dire le tariffe per due notti, poiché quello insiste dicendo che “con l’iscrizione al club, al costo di 60£ per un anno, possiamo avere una tessera ed avere sconti in tutti i campeggi in UK”… peccato che noi prediligiamo la libera, e comunque non ci converrebbe. Il prezzo che ci fa per due notti non è proprio un affarone (ci chiedono 75£), e a parte questo il posto è scomodissimo. Poi mamma si chiede come mai non sia segnalato su CamperContact. Per forza: se arrivi qui, è per puro errore. Bocciato alla grande e bannato. Decidiamo un cambio programma: oggi Windsor per non perdere la giornata, e domani pensiamo a Londra. Arriviamo e ci sistemiamo nel parcheggio di Alexandra Gardens, ai piedi dell’immenso complesso residenziale reale, in fondo al lot dei bus turistici. Dopo aver litigato un po’ con il parchimetro, investiamo i pounds sufficienti a pagare il parcheggio fino a domattina. Per soste superiori alle 15 ore il costo è di 8£. Da mezzanotte alle 7 del mattino è gratuito. Un cortese camperista british ci assicura che possiamo restare anche per più giorni senza problemi. Se mancano le monetine, nell’area del parcheggio dei bus c’è persino la change machine per cambiare le banconote. Inoltre, al parcheggio arriva una conessione internet gratuita e perfettamente funzionante. Insomma, c’è proprio tutto. E’ quasi mezzogiorno, e noi ci prendiamo la giornata senza stress: ci avviamo verso la piccola stazione centrale, Windsor and Eton Central Station, a 400 metri dai nostri parcheggi. Attorno alla stazione è stato costruito uno shopping mall molto elegante, racchiuso nella struttura di una stazione ferroviaria vecchio stile. C’è anche la replica di una locomotiva a vapore, ci sono tante fioriere che pendono dai lampioni, piene di fiori coloratissimi. Uscendo sull’altro lato troviamo la via principale, che a primo impatto ha un’aria elegante ed austera, con i mattoni rossi e i graticci. Di fronte, l’imponente Windsor Castle, residenza estiva della regina Elisabetta II. Per la visita c’è una fila indecente, rinunciamo e continuiamo a camminare, tanto l’ingresso costa tipo 25£.
Giriamo tutte le viuzze, fotografiamo (neanche a dirlo!) tutti gli scorci caratteristici e risaliamo dal lungofiume verso il camper, dopo aver diviso una fetta di fudge acquistato alla Fudge Kitchen, un bugigattolo con tanti tipi di fudge artigianali. Dopo aver mangiato qualcosina e fatto il punto della situazione, usciamo di nuovo e ci informiamo, alla stazione, per i biglietti del treno per Londra. L’omino al ticket boot ci fa un’offerta che non possiamo rifiutare: ci confeziona un biglietto a/r con trasporti illimitati a Londra (bus e metro) praticamente a 10£. Non ci facciamo scappare l’offerta e prendiamo i biglietti per noi e per i nostri compagni di viaggio per due giorni. E fino a lunedì sera, con i trasporti siamo a posto.
Arriviamo al quartiere di Eton dopo aver fatto acquisti a basso costo ai negozietti di souvenirs e poi torniamo al camper.
Domani sarà una giornata lunga. Lunghissima.

Domenica 24 settembre 2017 – km 88557 
- da Windsor a Londra
Stamattina, con un inaspettato pallido sole, alle 8.32 riusciamo a prendere il treno/navetta che porta da Windsor a Slough, stazione seguente da dove poi prendiamo il treno per London Paddington. Ed eccoci nella capitale, Londra. In meno di un’ora siamo praticamente in centro, sfidiamo le diffidenze della metro ed arriviamo a Victoria Station.
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Prima tappa, cerchiamo di dirigerci a Buckingham Palace passando per Victoria Street davanti a Westminster Cathedral, con una classica impronta bizantina. Al palazzo reale c’è una bolgia indescrivibile, il cambio della guardia raccoglie migliaia di seguaci. Non riusciamo a vedere nulla, il tappeto di gente mi fa venire il mal di testa dopo cinque minuti. Optiamo per proseguire il giro e ripassare, magari, nel pomeriggio.
  
Arriviamo a Westminster Abbey passando lungo Birdcage Walk, un lungo vialone alberato che, grazie alla giornata di sole, fa risplendere i colori dell’autunno. L’abbazia è chiusa ai visitatori, l’ingresso è comunque costosissimo e rinunciamo anche per domani. L’House of Parliament ed il famosissimo Big Ben, le uniche cose che meriterebbero quantomeno qualche foto, sono impalcati fino ai denti. Optiamo per una passeggiata sul lato opposto del Westminster Bridge, verso il London Eye (così chiamato perché un giro costa un eye, cioè un occhio, abbiamo detto noi), verso Southbank, lungo i 4 km di Queen’s walk, brulicante di gente ed artisti di strada.
London Eye
Diversi sono i ponti che si susseguono sul Tamigi, come il Waterloo Bridge citato dai Modena City Ramblers in una canzone ambientata a Cadmen Town (noto quartiere londinese),  Blackfriars Bridges , i ponti gemelli di cui uno esclusivamente ferroviario, e noi camminiamo ammirando la variegata skyline della città, e ancora
mille etnie, bambini che danzano sorridenti in mezzo ad una pioggia di bolle di sapone.
    
Raggiungiamo il più famoso Tower Bridge, l'ennesimo simbolo della capitale britannica, e forse uno dei ponti più famosi al mondo. La sua costruzione iniziò nel 1886 e fu completata pochi anni più tardi. A partire dalla seconda metà del XX secolo il Tower Bridge ha cominciato a riscuotere un successo internazionale, diventando uno dei principali simboli di Londra, preceduto soltanto dal Big Ben e affiancato da Trafalgar Square e dal London Eye.
Nel frattempo il sole se ne è andato e minaccia pioggia. Attraversiamo il ponte mentre l’aria è già diventata fredda, sono le 17 passate.
Fotografiamo la Tower of London, la fortezza medievale praticamente al centro della città, affacciata sul Tamigi. La Torre Bianca, che conferisce all'intero castello il nome, fu edificata da Guglielmo il Conquistatore nel 1078, ed è stata un simbolo di risentita oppressione inflitta a Londra dai nuovi sovrani. Il castello fu utilizzato, a partire dal 1100, come prigione fino agli anni Cinquanta, benché questo non fu mai il suo scopo principale. All'inizio della sua storia, il palazzo servì anche come residenza reale.
Optiamo per iniziare a riavvicinarci verso la base: da qui abbiamo almeno un’oretta, senza contare gli interscambi tra metro e treni. Alle 19 siamo al camper. Stanchi e con i piedi lessati, ma abbiamo beccato uno dei 30 giorni di sole annuali di Londra.
E’ stata una conquista.

Lunedì 25 settembre 2017 – km 88557
- da Windsor a Londra

Dopo aver piovuto tutta la notte, chiaramente ci svegliamo con una giornata uggiosa in pieno stile londinese. Dopo la sfacchinata di ieri, oggi decidiamo di sfruttare al meglio il biglietto treno+trasporti. Il tour inizia da Notting Hill, per l’esattezza da Portobello Road.
 Negozietti molto particolari lungo la via, traverse che si inerpicano e lungo le quali cui si affacciano casette colorate e cancelletti ordinatissimi, con i loro graziosi alberelli.
Arrivati in fondo a Portobello Road, ci buttiamo in metro fino a Baker Street per dare un’occhiata alla casa di Sherlock Holmes al 221b (di Baker Street, ovviamente!). Simpatica la guardia della casa-museo, vestita come nel periodi di vita dello scrittore, ed anche il negozietto a lui dedicato. Pochi passi ed entriamo a Regent’s Park, che sarebbe bellissimo se solo ci fosse il sole ad illuminare il lago ed i colori autunnali. Tra una cosa e l’altra è ora di pranzo e consumiamo il bottino acquistato alla panetteria Granier (lungo Portobello Road). Per fortuna non piove e quindi, pur essendo nuvoloso, ci salva la giornata e riusciamo ad abbinare brevi camminate a tratti con i mezzi pubblici. Non possiamo farci mancare un giro sul double-deck bus, per la gioia del babbo, quindi dall’uscita del parco arriviamo alla fermata e raggiungiamo Oxford Circus. Percorriamo Regent’s Street e ci infiliamo di nuovo nel traffico della città, a Soho, il quartiere dello shopping per eccellenza. Ne approfittiamo per imbucarci a Carnaby Street : descritta da Charles Dickens come zona malfamata nel suo romanzo "Nicholas Nickleby", divenne inizialmente popolare tra i seguaci dello stile Mod negli anni Sessanta, dopo che nel 1958 un giovane stilista scozzese vi aprì il primo negozio di abbigliamento. Pochi anni dopo, i turisti iniziarono a riversarsi lungo queste stradine grazie ad un articolo della rivista statunitense "Time", e ad alcune pellicole cinematografiche qui ambientate...
All'epoca vi si trovavano molti negozi di musica indipendente, boutique di moda, e stilisti come Mary Quant. Oggi Carnaby Street è diventata meno alternativa, con negozi di grandi catene e ristoranti, e pochi negozietti indipendenti, ed è popolare tra i giovani e i turisti per lo shopping.
Arriviamo a Piccadilly Circus. Ci dividiamo dopo aver usufruito delle toilets col tornello nella metro, vado verso Leicester Square per prendere la Northern Line della metro fino a Camden Town.
La gente più strana si trova lì, la gente pazza si trova lì. I negozi lungo la Camden High Street è un tripudio di negozietti di magnetini di Londra ma anche negozi di articoli punk, dark e negozi di tatuaggi ed anfibi. 
 
Sempre molto pittoresco. Giovani con le creste colorate, piercing in ogni angolo del viso. E anche barboni addormentati e gente a cercare di chiedere l’elemosina, ma con storie da raccontare.
Stavolta mi risparmio di entrare a Camden Market altrimenti non ne esco più. Il giro a Camden Lock, con “le barche addormentate sulle acque del Regent’s Canal”, come cantavano i Modena City Ramblers, è d’obbligo. “Da qui non si sente il traffico che percorre la Camden High Street” ma, non essendo la notte descritta dai Modena nella loro canzone, arriva il vociare dai piccoli pub e tavernette sparpagliati nei meandri di Camden Lock, proprio lì dove il Regent’s Canal fluisce silenzioso. Torno alla metro e scendo, come ultima tappa, a Goodge Street per fare un salto da Heal’s, negozio di complementi d’arredo ed illuminazione estremamente di design. In realtà è un bell’edificio su tre piani che, al suo interno, tra le esposizioni di mobili e lampadine, ha una scala a chiocciola di accesso ai piani superiori, con dei fili di luci che piombano giù dall’alto e creano una bellissima geometria. Ebbene, io al n.196 di Tottenham Road ci sono arrivata apposta dopo aver visto alcune foto su Google, proprio per trovare questa spiral staircase.
Recupero gli altri a Paddington e alle 18 ci buttiamo su un treno per Slough da cui poi avremo il nostro trenino a una fermata per Windsor. Avrei parecchie considerazioni da fare, su questa enorme città. Londra è una cartolina che va ammirata da lontano. E’ inavvicinabile per quanto riguarda i costi di attrazioni, monumenti e musei (ad esempio, il museo delle cere costa circa 35£, Westminster Abbey 22£, così come la visita alla casa di Sherlock Holmes. Per il London Eye siamo intorno alle 26£), ma finché si “gira” solo per ammirarne le caratteristiche architettoniche può anche piacere. E’ ricca di simboli, basti immaginare la punta del Big Ben, la cabina rossa del telefono, il bus a due piani, il simbolo stesso della metropolitana. A me, personalmente, non aveva entusiasmato nemmeno anni fa. Ho confermato la mia impressione iniziale. Gli attentati di Londra, per tutta questa gente, sembrano non essere mai accaduti. Londra è blindata ma nessuno se ne accorge. Abbiamo notato controlli e polizia ovunque, ma in un clima abbastanza rilassato, come se tutto quello che è successo nell’ultimo anno non fosse cosa loro. Tanti turisti come sempre, tanti stranieri che ormai sono cittadini inglesi, tante etnie diverse. Londra è un tritacarne, Londra non sarà mai “vuota”. Se scoppia una bomba, bisogna solo augurarsi di essere una fermata di metro più giù, a Londra. Perché una fermata di metro, un isolato, duecento metri, probabilmente sono sufficienti a salvarsi. Perché altrimenti non riesci neanche a scappare. Per essere coinvolti in un attentato a Londra, è sufficiente essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Martedì 26 settembre 2017 – km 88557
- da Windsor a St. Ives

Alla solita ora, sotto il solito cielo british che però lascia intravedere la speranza di una bava di sole, lasciamo Windsor diretti a Cambridge, sperando di trovare, lungo la strada, una qualsiasi area per scarico/carico, di cui abbiamo urgente bisogno. Chiaramente perdiamo due ore perché non si trova nulla, chiediamo a benzinai ed impostiamo al navigatore campeggi inesistenti. Arriviamo nei pressi di Cambridge e chiediamo al Cambridge Camping and Caravaning site se possiamo, pagando, usufruire del carico/scarico. Ci sentiamo rispondere che se non siamo membri del CampReady (la stessa setta del campeggio dell’altro giorno a Londra!) non possiamo utilizzare nemmeno i servizi. Sfiniti da una mattinata buttata, andiamo al Trumpington Park and Ride. L’omino all’office è sorridente e gentilissimo e ci aiuta, spiegandoci che con 1£ possiamo restare ma comunque fino alle 18 perché poi il parcheggio chiude. Ci dà un’eventuale dritta per l’overnight, dicendo che in Queen’s Road dopo le 18 non si paga e c’è una lunga fila di parcheggi, a patto di andare via prima delle 8 domattina. Con un biglietto family da 8,50£ prendiamo poi un biglietto andata e ritorno con la navetta per il centro e alle 14 o poco più, già mangiati, ci immergiamo nell’atmosfera di una delle più famose città universitarie dell’Inghilterra (la navetta colorata del P+R ci porta in centro in dieci minuti). Giriamo le vie principali, che sono un susseguirsi di college. Anche se i primi insediamenti risalgono all’anno 1000 a.C., chiaramente sono state le strutture universitarie a dare risalto alla cittadina: le più antiche risalgono al XIII secolo. Il college più famoso è forse King’s College, con una chiesa in stile tardogotico dalle volte a ventaglio e le vetrate luminosissime. A fianco, lungo l’omonima King’s Street, c’è il Trinity College, dall’imponente facciata in pietra anticipata da un tappeto di foglie secche, e ancora accanto il John’s college. Sul lago opposto della via si trova St. Mary the Great, la chiesa affacciata su Market Square, vivace piazza del mercato. Per la ragionevole cifra di 4£ salgo i 139 gradini angusti in pietra che mi portano in cima alla torre, e colgo l’occasione per fotografare i tetti.
Market Square, Cambridge
L’architettura nel complesso è austera ma molto armonica, e il tiepido sole che si scopre di tanto in tanto illumina il fogliame autunnale rendendo meravigliosi alcuni dettagli.
Arriviamo al ponte di St. Magdalene Street sopra il fiume Cam. Torniamo indietro e ci spostiamo dal Park and a Queen’s Road, sul lato posteriore del fiume, come aveva suggerito l’omino. Purtroppo, essendo molto congestionata, optiamo per cambiare location. I nostri compagni di viaggio hanno una soluzione di area di servizio sull’autostrada, segnalata e certificata, ma carissima: un semplice parcheggio per la notte costa 28£. Gente fuori di testa. Depennate e bannate le aree di servizio in autostrada: sono tutte estremamente costose (e stiamo parlando di un semplice parcheggio di una specie di autogrill!) e non offrono nulla. Proseguiamo verso St. Ives, dovrebbe esserci un’area con carico e scarico che però, guarda caso, non troviamo. O meglio, troviamo lo spiazzale (che in realtà è il parcheggio di un pub) ma niente acqua, né un abbozzo di fontanella, né griglia per lo scarico delle acque. Stanchi e sfiduciati, parcheggiamo in una via laterale poco più avanti e rimandiamo tutto a domani. Buttiamo giù un piano delle prossime 36 ore e alla fine ce ne andiamo a dormire.

Mercoledì 27 settembre 2017 – km 88734
- da St. Ives a Whatstandwell

Sono le 8 appena quando ci separiamo dai nostri compagni di viaggio: forse ci rivediamo a York, noi abbiamo da risolvere l’urgenza dell’acqua, poi vorremmo passare a Nottingham a salutare Robin Hood e a Matlock (dove il babbo anela il Tramway Village, un parco tematico con tram storici). Dopo 30 km di strada di campagna che sembra la pianura padana, raggiungiamo Oundle. Ci infiliamo in una sorta di paesello e un gentile signore sulla settantina ci segnala che, giù in fondo lungo lo stradello, sulla sinistra, c’è Steve, “the man with the white hair” che può farci utilizzare l’acqua e darci info sulle aree di sosta in UK.

Steve è simpatico e socievole, appena ci vede ci mette a disposizione lo scarico e ci mostra dove ricaricare acqua potabile. Sua moglie mi dà un opuscolo con alcuni punti sosta presso privati, chiacchieriamo almeno un’ora (mentre i miei riempiono il serbatoio, puliscono la cassetta delle nere, lavano i panni e il pavimento!). Steve mi spiega che in UK il turismo itinerante non è affatto favorito, che aree di sosta attrezzate non ce ne sono (l’unica, praticamente, l’abbiamo beccata noi al P+R di Canterbury!), a parte i campeggi che sono un po’ delle sette. In UK, chi fa turismo itinerante lo fa giusto nel weekend o per un paio di giorni, e quando torna a casa si porta chiaramente la cassetta delle nere piena e il serbatoio dell’acqua vuoto, ma senza grossi problemi. “Ecco perché noi andiamo all’estero! In tutto il sud Europa non abbiamo mai incontrato problemi con le aree di sosta” dice. Steve e sua moglie partiranno in camper tra un mesetto per la Spagna, normalmente ci passano sei mesi l’anno. Stavolta a febbraio verranno in Italia ed andranno a trovare degli amici sul Lago di
Garda, per poi scendere dal Tirreno e risalire dall’Adriatico.
La loro cortesia è disarmante, è quasi un peccato dover andare via ma ormai manca poco a mezzogiorno, magari loro avevano anche da fare e li abbiamo trattenuti. Regaliamo loro una bottiglia di Verdicchio e un succo d’arancia per sdebitarci, dato che l’operazione è stata gratuita, e anche il Portolano & PlenAir con tutte le aree di sosta e gli agriturismi in Italia, per affrontare il lungo viaggio del prossimo anno. Foto di rito e riprendiamo la via. Arriviamo a Nottingham, presso uno dei ben 9 P+R attorno alla città, e ci appoggiamo fuori per mangiare qualcosa. L’unico P+R però servito per i camper è Queen’s Drive, al lato opposto di dove siamo noi. Dopo il pranzo e il caffè, e chiaramente i dovuti giri nel traffico del centro, arriviamo al “nostro” P+R, che non ha le sbarre basse che vietano quindi l’accesso a mezzi sopra i 2 metri. Peccato sia pieno, stando al cartello subito fuori. Cerchiamo di capire come funzioni, cerchiamo qualcuno per chiedere informazioni ma gli uffici sono aperti fino a mezzogiorno. Stiamo buttando un’altra giornata ed il babbo si sta alterando. Considerando che l’Inghilterra sarebbe dovuta essere solo un “ponte” per la Scozia, le abbiamo dedicato anche troppo spazio finora. Rischiamo di bruciarci metà viaggio per non concludere nulla. Facciamo tappa a Newstead Abbey, un’abbazia poco fuori Nottingham, sperando di vedere qualcosa, ma chiaramente al nostro arrivo (a forza di girare nel traffico si sono fatte quasi le 17!) è già chiusa. Ci dirigiamo verso Matlock, al Crich Tramway Village, tanto per avere almeno un’idea di com’è questo parco a tema, e al nostro arrivo inizia anche a piovere. Sono quasi le 18, il parco è chiuso e va bene, ma non possiamo nemmeno fermarci nel parcheggio adiacente per la notte. Giriamo un’altra ora buona solo per trovare un posto per fermarci. Arriviamo sfiniti nella minuscola stazione ferroviaria di Whatstandwell. Ci fermiamo lì e chi s’è visto s’è visto. Tanto non possiamo fare molto. Insomma, l’ennesima giornata buttata.

Giovedì 28 settembre 2017 – km 88957
- da Whatstandwell a York

Inaspettatamente, dopo aver piovuto tutta la notte, stamattina troviamo il sole. Scopriamo che nel parcheggio della stazione si può restare fino alle 2.30 am e che il daily ticket costa 2,50£. Arriviamo al Crich Tramway Village e i miei scendono in visita. Io resto alla base a sistemare le foto. Dopo pranzo ripartiamo alla volta di York, a 130 km, dove, causa congestione, arriviamo alle 16 passate.

Ci fermiamo presso un parcheggio poco distante dalle mura del centro storico, ma 6£ l’ora sono inaffrontabili. Per fortuna troviamo un poliziotto cortese che, dopo aver chiesto suggerimenti alla centrale, ci illustra un parcheggio dove poter stazionare due o tre ore: Saint George’s Field Car Park!
Non un Park+Ride ma un semplice parcheggio, che perlomeno non ha barriere all’ingresso. I cartelli di divieto per camper, caravan e "no overnight sleeping" fanno comunque bella mostra, ma almeno sappiamo che, se arriva una multa, possiamo contestarla: siamo stati autorizzati direttamente dalla polizia locale! Il parcheggio è praticamente di fronte alla Clifford’s Tower, simbolo indiscusso della città. E’ una torre originariamente costruita in legno (parliamo del 1068), ricostruita per ben tre volte in seguito ad incendi, fino alla decisione di ricostruirla, nel 1200, in pietra (ma và?!).
La nostra visita inizia con una stroll lungo il fiume Ouse, lungo i suoi ponti fino al Landen Bridge.
Giusto un paio d’ore e poi torniamo al camper. Ci avviamo da Tesco per un po’ di spesa (e optiamo anche per le pizze per cena!), sperando di poterci poi fermare a dormire nel grosso parcheggio. Superiamo le casse e, carichi di viveri, ci informiamo al customer desk sull’overnight. Come previsto, non possiamo restare nel parcheggio di Tesco per più di tre ore, ma la gentile signora di turno ci suggerisce una via molto ampia dove poter parcheggiare in tranquillità e senza restrictions: Knavesmire Road, vialone che porta all’ippodromo, raggiungibile in un paio di km. Dopo la cena ci spostiamo, e inaspettatamente troviamo subito la via! Finalmente un po’ di cortesia in questo paese.

Venerdì 29 settembre 2017 – km 89114
- da York a Scarborough

Stamattina ci svegliamo di buon’ora, ma non è una novità. In compenso piove. E, anche questa, non è proprio una novità. Raggiungiamo Askham Bar Park+Ride, che, inaspettatamente, è gratuito: l’unica condizione è che venga usato esclusivamente in congiunzione col servizio bus per il centro. Perfetto per noi! Il biglietto costa 2,90£ ciascuno e ci permette di riprendere il giro di York da dove lo abbiamo interrotto. Scendiamo alla stazione ferroviaria e ci separiamo dal babbo: lui finalmente andrà al museo tranviario di York, mentre io e l’interfaccia abbiamo in programma almeno la visita della Cattedrale e la cinta muraria, tra le più lunghe d’Europa. Attraversiamo il War Memorial Gardens e riprendiamo Landen Bridge dopo aver percorso un brevissimo tratto di muro di cinta. Scendiamo ai Museum Gardens, dove fa bella mostra la St. Mary’s Abbey, il rudere dell’antica abbazia.
St.Peter's Cathedral, York, the MinsterPeccato che inizi a piovere di buzzo buono e ci costringa a rifugiarci nel bistro del York Royal Theatre. Ne approfittiamo per un secondo breakfast con caffè e caramel cake, ma dopo una ventina di minuti decidiamo di uscire comunque.

Raggiungiamo la Cattedrale di St. Peter, “the Minster”, come la chiamano loro, immensa alla fine di Duncombe Place. La visita costa 10£ e noi ci accontentiamo di fare qualche foto all’interno, seppur solo dall’ingresso. Ci perdiamo attorno alla cattedrale, per fare foto a tutti i fiori e al pavé bagnato che fa da specchio. Per fortuna poi smette di piovere forte e ci lascia girare le viuzze del centro storico. La più bella è senza dubbio Stonegate, la via del commercio più antica della città, dal 1640 circa. I negozi sono molto pittoreschi, con le facciate in legno laccato e le casine a graticcio.
La gente gira con gli ombrelli e i k-way e non si preoccupa minimamente dell’aria umida, noi camminiamo sotto le goccioline sottili fino a Shambles Market, il mercato dei fiori in cui in realtà, nell’adiacente piazza, si vende di tutto.
Scendiamo poi lungo Coppergate e Coppergate Walk, graziosa viuzza con gli ombrellini appesi che si apre su una piazzetta con negozi misti, tra cui Primark. Riesco persino a comprare una felpuccia a 7£. La stessa cifra spesa per la colazione. Riscendiamo verso Tower Street, alla fermata del bus per il P+R, e l’interfaccia si accorge di non avere più i biglietti. Persi non si sa dove. Spieghiamo il problema all’autista del bus, e questo, fidandosi sulla parola, ci lascia salire a bordo senza grossi disagi, mentre il babbo ci aspetta già al capolinea. Dopo pranzo e caffè con fudge artigianale acquistato al market andiamo verso Scarborough. La cittadina in sé è una bella ed elegante città balneare, appoggiata sul Mare del Nord. E’ sovrastata da una collinetta con le rovine di un castello, il suo quartiere residenziale più “posh” è costituito da lunghe file di casette in mattoni rossi ed infissi chiari, bow-window ed abbaini. La North Bay ha un’ampia spiaggia ed una sorta di zona adibita a case delle vacanze, tutte in fila come soldatini e coloratissime come un arcobaleno.
La South Bay è la parte più viva di Scarborough, con il Luna Park del Pier, numerose sale giochi e ristorantini. Stasera noi ci siamo regalati il campeggio, anche perché abbiamo bisogno di lavare i capelli e di sistemare acqua e cassetta wc. Lo Scarborough Camping and Caravanning Club Site, rimane appena fuori dalla città e per una notte, inclusa elettricità, ci chiedono circa 32£. Un salasso necessario. Ma tanto ci sembra di aver capito che qui ovunque sia carissimo.

Sabato 30 settembre 2017 – km 89228
- da Scarborough a Jedburgh

Dopo una nottata un po’ freschina, stamattina il tè caldo a colazione ci sta tutto. Ce la prendiamo comoda, il babbo va alla doccia e noi donne pensiamo al parrucco. Tra spazzola e piastra, ci sono capelli ovunque. Felici e profumati, spicciamo poi tutte le operazioni del camper. Riempiamo ogni bottiglia d’acqua che manco Fantozzi col pane nella dispensa, sistemiamo la cassetta del wc, spazziamo tutti i capelli dal pavimento e alle 10 siamo operativi verso la costa del North Yorkshire. Giro turistico in camper a Ravenscar per cercare un punto panoramico e fotografare la scogliera: non riusciamo a fermarci e proseguiamo verso Whitby, dove innanzitutto visitiamo la suggestiva Whitby Abbey, uno degli elementi che ispirarono Bram Stoker nella stesura del suo capolavoro “Dracula” (nonostante il personaggio storico non abbia nessun nesso con la location inglese).
L’ingresso, considerando l’insieme, non è eccessivo: meno di 9£ con audioguida gratuita (ma solo in inglese!). L’abbazia, distrutta dalla riforma di Enrico VIII, ormai non è che un rudere: durante la dissoluzione dei monasteri in Inghilterra nel XVI secolo venne infatti utilizzata come cava di pietre, le sue volte a sesto acuto non sostengono più nessun tetto, e l’erosione del vento salmastro e della pioggia ha scavato la pietra di quel che resta delle colonne rendendola, all’apparenza, di origine tufica.
Eppure quest’abbazia conserva il fascino dei suoi millecinquecento anni, dalla prima originale costruzione nel 657 d.C ad opera del re della Northumbria. Complici due raggi di sole e la bellissima location sulla collina che domina la baia, facciamo foto stupende. Scendiamo per pranzo verso il porto di Whitby, dove speriamo di parcheggiare nell’ampio parcheggio vista barche, lungo una delle vie brulicanti di gente, ma purtroppo non c’è più spazio ci spostiamo oltre, a Sandsend, ad un paio di km, dove ci fermiamo a bordo strada e facciamo pranzo vista mare e scogliera con 0,20p di parchimetro. Non esistendo una vera litoranea, per saltare da un paesino all’altro siamo costretti a fare delle cavallette lunghe chilometri e chilometri, quindi scendiamo giusto a Runswick Bay, la spiaggia del pittoresco paesino dai tetti rossi. Il babbo bestemmia perché lo stradello per raggiungere la spiaggia è ripidissimo. Ci sono due o tre piccoli parcheggi pay and display a lato della strada, eventualmente accessibili, ma in realtà ci accontentiamo di qualche foto ricordo.
Vorremmo fermarci a Staithes, 3 km oltre, ma al solito non c’è posto, e perdipiù inizia a piovigginare. Ormai il cielo che cambia in fretta è una costante, nel bene e nel male. Se non altro, grazie a questo, abbiamo l’opportunità di vedere anche l’arcobaleno sulla strada per Newcastle Upon Tyne. Vorremmo fermarci in città per ammirarne i ponti in un contrasto tra antico e moderno (che io personalmente non amo affatto) ma, chiaramente, il traffico è congestionato e i parcheggi per i camper o simili non esistono. Dopo mezz’ora nel disperato tentativo di reperire un posto per fermarci, ormai non abbiamo più dubbi: scavalliamo questa Inghilterra e buttiamoci direttamente in Scozia. Prossima tappa, Jedburgh. Circa 70 km ci separano dal confine scozzese, altri 20 per la meta finale. Il sole sta tramontando e lascia il posto al crepuscolo, che in breve scopre una luna proprio sopra il laghetto che costeggia la A696. Perdiamo tempo perché la strada di campagna che stiamo percorrendo non è agevole come ce l’aspettavamo, ma poco dopo le 20 parcheggiamo nel piazzale sotto al centro storico, vicino all’ufficio turistico. Gratuito e con vista abbazia. Anche questa è ruderosa, ma stupenda! E niente. Per oggi è andata.

Domenica 1 ottobre 2017 – km 98510 
- da Jedburgh a Roslin
Stamattina la Scozia ci accoglie con il suo tipico clima bagnato, ma per fortuna smette di piovere appena i miei scendono a cercare un cash machine. Le sterline sono diverse da quelle inglesi, ma chiaramente Dopo il primo step, si va a fare rifornimento alla Shell del paese e poi a scattare le foto di rito allo Scotland border che abbiamo attraversato ieri sera di notte.
Torniamo in paese e ci tuffiamo prima di tutto all’ufficio turistico per info varie. Liz, la signora al desk, è estremamente cortese, e ci riempie di brochures e depliant illustrativi. Ci suggerisce qualche buon sito da visitare poiché camperista anche lei, ci spiega alcune cose: in Scozia è consentita la libera pressoché ovunque, salvo ove espressamente vietato, le banconote scozzesi sono chiaramente come quelle inglesi e hanno la stessa valuta, ma soprattutto la gente è molto più ospitale.
In seguito andiamo alla Jedburgh Abbey, che da oggi adotta l’orario invernale e non apre prima delle 10.
L’ingresso è a buon mercato considerando i prezzi visti finora: 6£ compresa audioguida in italiano.
Sopratutto, però, bisogna ammettere che è una delle cose più belle mai viste: sarà l'alone misoerioso ed affascinante che sprigionano queste volte senza più un tetto, sarà la pioggia che ha bagnato il pavé, saranno le pietre, l'atmosfera scozzese. Questa abbazia a cielo aperto la ricorderò per sempre.
Pranziamo con un fish and chips take away e dopo il caffè ci dirigiamo a Melrose a visitare la relativa Melrose Abbey. Stavolta siamo anche agevolati dal fatto che si erge al centro di un ampio spazio verde, con cimitero annesso, circondato da una bassa inferriata che costeggia un parco.
Possiamo quindi ammirarla semplicemente girandoci attorno, senza necessariamente entrare. La location potrebbe fare invidia ad un set cinematografico: con il cielo così scuro ed il vento che stacca le foglie dagli alberi, nel cimitero dell’abbazia si respira aria di Halloween e morti viventi.

D’un tratto esce il sole che, invece, illumina le foglie nel parco adiacente dimostrando che l’autunno, con questi colori, può essere bellissimo. Tra l'altro, nel parco giochi sul lato opposto all'abbazia io ed il babbo non perdiamo occasione per qualche cretinata.
Cambiamo paesino per visitare Crichton Castle.
In realtà è solo un rudere in cima ad una collinetta, accessibile attraverso un piccolo sentiero in fondo ad una stradina quasi sterrata. Le spighe nei campi attorno e giù nella vallata ondeggiano al vento, anche qui il tempo cambia tre volte in quei dieci minuti che cammino lungo il sentiero, fino a spazzare vi un po’ di nuvole in cielo. Improvvisamente c’è pace.
Crichton Castle
Ci avventuriamo verso Roslin per visitare un’altra abbazia, ma al nostro arrivo ovviamente è già chiusa. Ci addentriamo in un paesino poco distante, dopo aver vagliato parcheggi di Ikea e supermercati (chiaramente inaccessibili overnight) e ci piazziamo in un angolo sperando di non dare fastidio. Intanto fuori si alternano zaffate di vento a zaffate di pioggia, noi pianifichiamo i prossimi giorni, mangiucchiamo qualcosa, ci facciamo quattro risate e poi nanna. La prima tappa domani è l’abbazia che non siamo riusciti a visitare stasera, e poi si va verso la capitale.

Lunedì 2 ottobre 2017 – km 89650 
- da Roslin a Edinburgh
Il vento: altra cosa che non avevamo preso in considerazione. O meglio, non così. Ieri abbiamo visto in giro cartelli con allerta gialla causa vento, sapevamo anche che la Scozia è spesso ventosa, ma non era proprio questo che immaginavamo. C’è stato vento tutta la notte, ma prima delle 6 stamattina il camper balla così tanto che siamo già tutti svegli. Indi per cui, alle 7.45 abbiamo già fatto colazione. Dato che per la prima visita della mattina dobbiamo aspettare l’apertura alle 9.30, passiamo a rifornirci di pane e latte all’ASDA lungo la strada, vicino all’Ikea. E’ un supermercato aperto h24, infatti alle 8 del mattino ci sono già parecchie macchine nel parcheggio. Ma sta gente non dorme? Alle 9.30 siamo operativi nel parcheggio della cappella.
In realtà fuori non è freddissimo: due magliettine sottili e il k-way di isolamento termico sotto al cappotto bastano, ovviamente con il foulard. Io e la vergara scendiamo a visitare la Rosslyn Chapel mentre il babbo, fregandosene, resta al camper. Questo sito è stato reso famoso da Dan Brown con il suo “Codice DaVinci”, ed infatti anche oggi è pieno di pellegrini (probabilmente un bus organizzato). Bisogna dire che, nonostante sia molto affascinante, non vale i 9£ del biglietto (meno male che almeno i senior pagano 7£): bella all’esterno, con il suo fascino gotico di metà Quattrocento, ed estremamente lavorata negli intagli delle pietre al suo interno (leggendone la storia si intuiscono molti misteri nascosti tra le incisioni), ma potevano cavarsela anche con un biglietto più economico. Tra l’altro, nella cappella non si possono fare foto... riusciamo a "rubare" un paio di scatti con il silenziosissimo tablet di mamma.

La struttura interna si caratterizza per le bellissime decorazioni presenti sulle colonne, inoltre è presente anche una strana decorazione sul soffitto. Secondo alcuni, questa è una specie di codice che però nessuno finora è mai riuscito a decifrare. Oltre al famoso soffitto indecifrabile, la cappella si distingue anche per una serie di curiosi miti e leggende sorte su di essa e attorno ad essa, infatti presenta diversi elementi che richiamerebbero la simbologia dei templari, pur essendo stata costruita oltre un secolo dopo.
Il tempo cambia altre due o tre volte mentre arriviamo al Mortonhall Camping Park. Sono le 11 appena ma, essendo in bassa stagione, non fanno storie sul check-in e ci sistemiamo subito, su una piazzola in ghiaia perché a causa delle piogge continue il prato potrebbe essere fangoso. Il prezzo è 50,50£ per due notti. In realtà, per errore, la cortese receptionist calcola due persone anziché tre. Risparmio: 12£ (6£ a persona a notte). Sistemati, corazzati contro il freddo e paninati, con 4£ facciamo un biglietto giornaliero per i trasporti di Edimburgo (funziona come un grattino del parcheggio) e prendiamo il bus n.11 per arrivare in centro. In realtà proseguiamo fino al porto sperando di vedere il Royal Yacht Britannia, che però è “inglobato” in un centro commerciale con biglietteria annessa (attraverso la quale si accede appunto allo yacht reale). Solati dalla perdita di tempo, torniamo in centro e scendiamo a Princes Street. La prima cosa che vediamo è la Scottish National Gallery, in un bell’edificio a colonne al centro del Princes Garden.

Poco più avanti, il monumento a Sir Walter Scott. Piccola curiosità: dopo la sua morte nel 1832, fu indetto un concorso per realizzare un'opera a lui dedicata. Un improbabile concorrente passò sotto lo pseudonimo di "John Morvo", l'architetto medievale dell'abbazia di Melrose. Morvo era infatti George Meikle Kemp, falegname di 45 anni, disegnatore e architetto autodidatta. Aveva temuto che la sua mancanza di qualifiche e reputazione architettoniche lo avrebbe squalificato, ma il suo design raccolse molto successo tra i giudici del concorso, e gli assegnarono dunque l'appalto per la costruzione del monumento nel 1838. È realizzato in marmo bianco di Carrara e mostra Scott seduto, che riposa dallo scrivere una delle sue opere con una penna d'oca, il suo cane Maida al suo fianco. Con un ingresso di 5£ è inoltre possibile salire i 287 gradini in pietra che conducono fino al quarto piano della struttura, che sembra un enorme pinnacolo gotico al centro della via. Il vento è terribile e si incanala in ogni fessura, le nuvole scure e pesanti si appoggiano sui tetti degli edifici del centro storico, ma la vista della città dall’alto è bellissima.
Percorrendo il North Bridge si può ammirare il tetto in vetro della stazione centrale, e proseguendo si arriva nel cuore del centro, con la St. Giles Cathedral. Il luogo di culto è stato un punto di riferimento per la città per oltre 900 anni, sebbene sia stata realmente sede vescovile per due periodi nel XVII Secolo. Prima della Riforma la città di Edimburgo non aveva avuto una cattedrale, essendo compreso dell'arcidiocesi di St Andrews.
Un giretto al North Mile Market e lungo le vie più storiche, ma anche per oggi si è fatta una certa, e noi torniamo alla base.

Martedì 3 ottobre 2017 – km 89664 
- Edinburgh
Stamattina il tempo sembra civile, ma non facciamo in tempo ad uscire e raggiungere la fermata del bus che già si rabbuia. Il tour inizia dal Royal Botanic Garden, visto che il cielo si è schiarito. Ci concediamo quindi un po’ di foto ai fiori (pochi, in realtà) e ai piccoli ospiti della vegetazione circostante (come gli scoiattoli), ed usciamo sull’altro lato per percorrere un tratto della Water of Leigh Walkway, praticamente un lungofiume.
Lungo la strada incontriamo una graziosa signora scozzese con il cagnolino che ci dà indicazioni, e la incontriamo poi anche alla fermata del bus che il cielo già ha cambiato colore. Cerchiamo di tornare in centro per mezzogiorno e cambiare bus per arrivare all’Edinburgh Castle, rientriamo nelle vie del centro storico e seguiamo il fiume umano di gente verso il castello. Lungo High Street e Lawnmarket sono tanti i pub, i fiori e i mimi di strada.
L’ingresso al castello costa ben 17£, forse un po’ eccessivo per quanto possa essere bello ed importante, quindi rinunciamo.
Riscendiamo lungo la via principale in cerca di cibo, inizia a piovigginare ma io mi fermo incantata ad una bottega con due simil-falconieri, anzi per l’esattezza due associati di una fondazione per la salvaguardia del gufo imperiale.
Con “a 4£ donation” è possibile fare le foto con i due esemplari di gufi imperiali, e stavolta non posso esimermi. Indosso il guantone in pelle e seguo le istruzioni del ragazzo, che mi posa praticamente tre chili di gufo sul braccio. Hazel è una femmina, ha due occhi pucciosi ed ipnotici allo stesso tempo, e delle piume delicatissime. Ne vale la pena.
Pranziamo al Pizza Hut lungo North Bridge e poi riscendiamo su Princes Street per raggiungere Calton Hill, da cui ammirare la vista di Edimburgo fino al mare ed oltre.
Nel frattempo si fa più freddo, mi separo dai miei e mi faccio due passi lungo i West Princes Gardens mentre loro sfruttano il biglietto facendo giri a caso sul tram. Torniamo al camping e, dopo la doccia, ripianifichiamo qualcosa per la giornata seguente. Dopo il pranzo con pizza a buffet, nessuno ha il coraggio di mangiare.

Mercoledì 4 ottobre 2017 – km 89770 
- da Edinburgh a St. Andrews
Stamattina ci accoglie la pioggia. Si è alternata col vento per tutta la notte ma oggi non sembra per schiarirsi a breve. Espletiamo le operazioni di carico, scarico e pulizia di base e lasciamo il campeggio prima delle 9.30 e ci dirigiamo verso il Forth Bridge, ponte ferroviario che con la sua anima rossa svetta ai margini del porto di Edimburgo.
Facciamo un giro dell’orto per raggiungerlo, ci ritroviamo a North Queensferry (sul lato opposto) e ci strizziamo giù per una stradina stretta. La colpa è del navigatore, che ha perso l’orientamento a causa dei nuovi tracciati stradali fatti per il Queensferry Crossing, il secondo ponte automobilistico inaugurato recentemente. Ad ogni modo, riusciamo a raggiungere il bordo del mare (a lato dell’Albert Hotel) e quindi il punto panoramico: in realtà il Forth Rail Bridge è molto di più di un ponte: è un simbolo della città, nonché una magnifica opera ingegneristica, inaugurata nel 1890: vederlo da terra fa quasi impressione. A lato, il Forth Road Bridge, ovvero il ponte gemello (per il traffico automobilistico) attualmente in manutenzione, e più a lato il moderno Queensferry Crossing. Scendiamo giusto per qualche foto, dato che l’aria è gelida, e poi proseguiamo verso Falkirk.
Questa cittadina, sviluppatasi intorno ad un canale, vanta uno dei ponti più incredibili al mondo, la Falkirk wheel, una ruota in acciaio capace di sollevare chiatte e battelli carichi di passeggeri per collegare il Forth and Clyde Canal allo Union Canal, posto ad un livello più basso di 40 metri. Parcheggiamo mezz’oretta al parcheggio dei bus, subito a fianco dell’ingresso alla biglietteria. Il ponte svetta davanti a noi, l’aria è freddissima e ci congeliamo le mani aspettando di veder girare la ruota che, dal livello superiore, chiude la sezione di ponte con delle paratie e porta il battello al livello inferiore. Prima delle 13 siamo già in viaggio verso Helix Park, pochi km oltre, per dare un’occhiata ai The Kelpies, sculture in acciaio di circa 30 metri di altezza raffiguranti due teste di cavallo. Il parcheggio all’ingresso costa 5£ per tutto il giorno, ma la nostra idea è mangiare e fermarci a fare giusto due foto, quindi ci appoggiamo al parcheggio precedente (gratuito, ad un paio di km), per il pranzo.
Subito dopo, il babbo ci scarica all’ingresso del parco e noi camminiamo qualche minuto fino alla “vasca” in cui svettano le due sculture, il vento taglia il naso.

Tempo dieci minuti e rientriamo, diretti al Ravenscraig Castle, il primo castello con cannoni del paese. Arriviamo quindi a Kircaldy e ci fermiamo tranquillamente nel parcheggio gratuito (olé!) a ridosso del castello.
In realtà è poco più di un rudere (il che giustifica la free entry), ma nel parco c’è una lunga scalinata che porta ad una piccola baia. Il mare è grigio come il cielo, la spiaggia è ciottolosa e piena di alghe, non è certo quello che si associa alla parola “mare”. Ma il rumore delle onde è lo stesso ovunque, e l’aria salmastra ha un odore intenso di sale e sabbia umida. Non c’è dubbio. E’ mare anche qui nel Firth of Forth, ovvero l’insenatura del fiume Forth.
Riprendiamo le mappe poco dopo e ci buttiamo sulla litoranea, la Fife Coastal Route. Arriviamo poi a St. Andrews, nel parcheggio della St. Andrews University e per quando ci sistemiamo si fanno le 18.30. Domani la visita inizia dalla cattedrale e il castello.

Giovedì 5 ottobre 2017 – km 89893
- da St. Andrews ad Aberdeen

Bellissima ed inaspettata mattinata di sole. Fredda ma piacevole.
Ci dirigiamo alla scoperta di questa piccola cittadina scozzese di sedicimila abitanti,
che fino al X secolo era conosciuta come Kilrymont: prese in seguito il nome da Sant'Andrea Apostolo. L'opzione "-s" in St. Andrews non è un possessivo, ma rappresenta Androis, la forma più antica scozzese di Andrew.
La via principale della cittadina, raggiungibile dal parcheggio in una decina di minuti, è molto caratteristica e ci porta direttamente davanti al St.Andrews Castle, residenza di vescovi ed arcivescovi più in vista della Scozia fino agli assedi del XVI Secolo. Infatti, ciò che ne resta ai giorni nostri è solo una testimonianza dell'antico splendore.
Il sole a lato ci permette foto molto belle e luminose, il mare assume un bel colore blu intenso. Diamo solo un’occhiata dall’esterno, c’è un bel marciapiede ci addentriamo nel cimitero della St. Andrews Cathedral, le rovine del grosso complesso utilizzato fin dall’VIII Secolo. Anche qui riusciamo a dare una bella occhiata senza nessun biglietto di ingresso, giriamo ciò che resta della pianta a croce della cattedrale e numerose targhe descrivono i punti sui quali camminiamo.
 
Non manchiamo di fare una passeggiata lungo il porticciolo, che fa da cornice alle barchette e alle reti dei pescatori. Tra le curiosità, ricordiamo che questa grossa distesa di sabbia è stata resa famosa dal film "Momenti di Gloria" (Chariots of Fire), ambientato nei primi anni Venti che narra della preparazione della squadra britannica di atletica per le Olimpiadi di Parigi del 1924 e della successiva partecipazione ai Giochi.
La marcia riprende poco più tardi: oltrepassiamo Dundee sopra al Tay Road Bridge, dalla vista quasi aerea. Al  lato sinistro possiamo anche intravedere il Tay Bridge, ponte ferroviario ricostruito curvo nell’ultimo tratto in seguito ad un cedimento dovuto ad un difetto di progettazione. Seguiamo per Arbroath, dove arriviamo all’ora di pranzo. Per trovare un punto sosta ci dirigiamo verso il mare: c’è un’ampia strada costiera che muore nei pressi della falesia, ed è in realtà simile ad un lungo parcheggio (no overnight): siamo giunti alla Seaton Cliffs Natural Reserve, un bel percorso naturale lungo l'affascinante falesia di roccia rossa. Tra l'altro troviamo anche altri camper parcheggiati, abbiamo la vista sulla scogliera e persino i bagni pubblici sul lato opposto della strada: come sosta pranzo va più che bene. Ne approfittiamo anche per scaricare la cassetta delle nere nel wc dedicato, e dopo il caffè mi concedo pure due passi sul sentiero lungo la scogliera, molto panoramico. 
  
Una mezz’oretta più tardi siamo parcheggiati davanti all’Arbroath Abbey, altro rudere medievale attorno a cui si è sviluppata la cittadina sulla costa scozzese.
La sua importanza è data dal fatto che questo luogo di culto, fatto erigere dal re Guglielmo I intorno al XIII Secolo, fu utilizzato come cancelleria reale e vi fu stipulata e sigillata la famosa dichiarazione di indipendenza scozzese, che sanciva inoltre il diritto di difendersi con la guerra dagli attacchi ingiustificati. L’ingresso costa 6£ e ne vale la pena: attorno all’abbazia è stato costruito un visitor centre con plance illustrative, una guida e una sala interattiva per comprendere al meglio la storia della Scozia di quel tempo. Ovviamente anche questa fa parte dei ruderi, poiché dopo la riforma della chiesa del 1560 fu utilizzata come cava di pietre e quindi “saccheggiata”.
Del suo glorioso antico splendore rimangono, ormai, solo un perimetro ed un paio di facciate.
Riprendiamo la marcia lungo la Angus Coastal Road, dove fa capolino anche un altro arcobaleno a causa dell’immancabile contrasto sole/pioggia, ed arriviamo nei pressi di Aberdeen per le 18. Dopo aver vagato quasi un’ora (perché il babbo è preciso), troviamo posto in prossimità del lungomare. Il parcheggio è proprio di fronte al marciapiede a ridosso della spiaggia, non è lungo la via segnalata come punto di eventuale sosta, ma comunque sembra tranquillo. E c’è persino la connessione internet libera!

Venerdì 6 ottobre 2017 – km 90045
- da Aberdeen a Drumnadrochit

I gabbiani posati sul tetto del camper ci svegliano alle 7, puntualissimi. Espletate le solite operazioni di colazione, perdiamo mezz’ora per l’ultimo tentativo di trovare un parcheggio in centro per dare un’occhiata alla città in granito, dopodiché tiriamo verso Craigievar Castle.
Ereditato da Sir John Forbes all’inizio dell’Ottocento, fu semplicemente “restaurato” da un architetto di Aberdeen e adibito a residenza estiva. La sua particolarità è il colorito rosa, evidenziato nelle (rare) giornate di sole. Noi abbiamo fortuna e al nostro arrivo il cielo è azzurro. Sembra uscito dalle favole, molto compatto, sviluppato in altezza. Le torrette laterali lasciano presagire strette scale a chiocciola, ma comunque l’accesso non ci è consentito causa chiusura (supponiamo stagionale). Non importa, ci bastava vederlo da fuori e scattare delle foto alle numerose minuscole finestrelle bianche tutte intorno. Riprendiamo la via tra le Grampian Mountains e le Highlands e ci fermiamo a Huntly presso un ASDA, il tempo di pranzare e comprare generi di prima necessità.
Alle 15 siamo di nuovo on the road verso la costa del Mooray Firth. Un paio di stop a Cullen, località di pescatori con l'omonima spiaggia dlla quuale si ergono i Three Kings, tre spuntoni di roccia che dividono la spiaggia trasversalmente.
Il mare è grigio come il cielo, la spiaggia è comunque sabbiosa e chiara. In lontananza, la falesia che ci separa dal prossimo stop, Portknockie, famosa per il suo Bow Fiddle Rock, uno scoglio in prossimità della riva con un buco, la cui forma ricorda l’arco di un violino (almeno così dicono!).
Bow Fiddle Rock
Ci fermiamo una mezz’oretta in un piccolo spiazzo a ridosso di una specie di sentiero erboso che conduce fino al bordo della scogliera da cui si vedono le rocce. Intorno, tanto verde: un tappeto d’erba morbidissima. Ecco il primo assaggio di Scozia, quella vera. Ripartiamo in direzione Inverness, che oltrepassiamo intorno alle 18 per fermarci, mezz’oretta più tardi, nei pressi di Drumnadrochit costeggiando il famosissimo Loch Ness. La pioggerellina gli conferisce senza dubbio un aspetto “creepy”, ma confidiamo nel fatto che domattina sarà meglio. Ci fermiamo nel piazzale dell’ufficio turistico della cittadina, area quasi attrezzata: c’è possibilità di ricaricare l’acqua e ci sono anche eventuali bagni pubblici (anche se non è possibile scaricarci la cassetta del wc). Il babbo parla in un primitivo inglese con la signora che li pulisce: ci dice che chiudono alle 20 e che comunque possiamo sostare nel piazzale nonostante il cartello specifichi “no overnight”. Dopo aver visto una partita schifosa dell’Italia contro la Macedonia, ci sistemiamo in un angolo del piazzale e ci mettiamo a nanna.

Sabato 7 ottobre 2017 – km 90302
- da Drumnadrochit a Staxigoie

Incredibilmente, stamattina non è freddo. Subito dopo la colazione, sotto una pioggetta fina fina, Pat (la custode del parcheggio e dei bagni) ci porta alcuni sacchettini di originale fudge homemade. Restiamo a parlare qualche minuto e ci spiega che ad Inverness c’è un campeggio che non dovrebbe farci storie per scaricare la cassetta del wc.
Parla in un inglese molto scottish e molto difficile da capire, è la tipica vecchietta scozzese, minuta, con i capelli bianchi e gli occhi azzurrissimi come i cieli che qui difficilmente vedono. Le regaliamo una bottiglia di Verdicchio dei castelli di Jesi e, ringraziando piena di complimenti, si congeda. Ricarichiamo l’acqua e puliamo un po’ il camper, poi l’interfaccia ed il driver passano mezz’ora nel negozietto dei souvenirs di fronte al parcheggio, e finalmente poi partiamo verso il Castello di Urquhart, rovine di un antico splendore affacciato sul  Loch Ness. Anche qui, come per tanti altri castelli e ruderi, la vista è migliore dall’alto: riusciamo a fare foto senza entrare, anche perché pioviggina e comunque il castello è in realtà poco più che un muro di cinta con una torre ed offre solo una camminata.

Costeggiamo il lago a ritroso e ci buttiamo nella A833 attraversando paesini graziosissimi come Beauly , nel frattempo esce il sole e si porta dietro anche un arcobaleno lungo la strada, poi riprendiamo la A9 fino a Balintore, minuscolo agglomerato di case proprio in faccia al mare, dove ci fermiamo nel parcheggio del Balintore Inn per il pranzo. A Tain, lungo la A9 chiediamo presso il Dornoch Firth Caravan Park la possibilità di svuotare il wc chimico, e loro ci chiedono 5£. Also not. Pochi chilometri più avanti, costeggiando finalmente il mare aperto, approfittiamo di un ampio bagno pubblico in muratura nel parcheggio del baretto di Golspie, in Fountain Road. E, già che ci siamo ci avviciniamo al Dunrobin Castle, lì in zona.
Il castello, residenza della contessa di Shuterland, si scorge alla fine di un vialotto alberato: è un bell’edificio che, pur risalendo al Medioevo, conserva attualmente tutte le caratteristiche dell’ampliamento di metà Ottocento, in stile neoclassico francese. E’ praticamente blindato, riusciamo a fare giusto due foto alla facciata (tra l’altro dev’esserci il banchetto per una cerimonia e quindi è pieno di macchine e gente ben vestita). L’ingresso alle stanze e ai giardini (l’unica cosa che normalmente mi interessa) costa 11£, ma oltretutto inizia a piovigginare e ce ne andiamo.

 La A9 è decisamente molto panoramica, costeggia il mare in un susseguirsi di pioggia, sole e arcobaleni. Ci fermiamo ad Helmsdale per un paio di foto al porticciolo.
Una cinquantina di miglia ci separano da John O’Groats, ma oggi ce la prendiamo estremamente comoda. Continuiamo per almeno un’oretta lungo la strada, cercando di assaporare il paesaggio immerso in una sottile nebbiolina. Lasciamo la A9 per la A99 e facciamo foto idiote sotto al cartello di Forse, un paesino lungo la strada, superiamo Wick, unico centro abitato un po’ più grande degli agglomerati visti finora. Arriviamo a Staxigoie, infilandoci in 4 km di single track, rettilinea e bagnata, che fuoriesce dalla nebbia. La destinazione per la notte sarebbe bellissima, se solo fosse bel tempo: un faro, un sentiero con le rovine di un castello ed il mare. Ma con questo tempo (ed il rischio del vento) è un luogo davvero troppo isolato. Optiamo per tornare a Wick e ci fermiamo nel parcheggio di un Poundstrechers. Ci sono i cartelli di divieto per bus, rimorchi e caravan, ma non specifica nulla per i camper. Noi proviamo a restare qui.

Domenica 8 ottobre 2017 – km 90533
da Staxigoie a Tongue

Stamattina ci svegliamo con corvi e gabbiani che starnazzano sopra al camper e sul prato intorno a noi. Il fiume che scorre a lato riflette un cielo discreto, con strati di nuvole ancora rosa. E’ domenica ed appena venticinque chilometri ci separano dalla punta estrema della Scozia. Prima di tutto, il gasolio: al Tesco del paese riusciamo a cavarcela con 1,18£/litro, e stiamo a posto per altri 500 km almeno. Arriviamo sotto il fatidico cartello di John O’Groats e ci facciamo una serie di foto (cretine ma di rito!) con la stecca selfie.
Chiaramente sotto la pioggerellina che, poco dopo lascia il posto ad uno squarcio di azzurro. Parcheggiamo nello spazio gratuito della “land’s end” riservato ai camper e ci facciamo un giro.
L’aria è fredda ma meno di quello che ci aspettiamo, e di fronte a noi c’è solo il Mare del Nord, che da lontano ci sembrava immobile seppur increspato.

Ripartiamo verso Duncansby Head, percorrendo due km di single track fino ad arrivare al faro, circondato da verde a perdita d’occhio. Anzi, dal famoso paesaggio verde delle Highlands scozzesi: la meraviglia, nonostante questo schifo di tempo!
Doveroso promemoria per chi ha in mente passeggiate nelle sconfinate lande del nord della Scozia: armarsi di un k-way, pazienza per il tempo che cambia davvero ogni due minuti, un fazzoletto per il naso che cola, e soprattutto galosce!

Scendo dal camper con l’intento di attraversare un immenso prato verde: scorgo un accenno di sentiero erboso per raggiungere il margine della falesia da cui si ammirano i Duncansby Stacks, spuntoni di roccia che vengono fuori dal mare in una cornice molto suggestiva. L’unico problema è il terreno bagnato: in molti punti, ovviamente, il sottosuolo è intriso d’acqua che non riesce ad assorbirsi a causa delle continue piogge, al punto tale che sembra di camminare su sabbie mobili coperte da un tappeto.
In alcuni punti c’è solo fango, ma per fortuna gli anfibi mi salvano quasi totalmente. Peccato che il tempo non aiuti comunque, e purtroppo le foto vengano immerse nella bruma. Torno al camper per il pranzo, ovviamente con i piedi zuppi, e dopo il caffè ripartiamo alla volta di Dunnet Head, altro punto panoramico: il paesaggio qui assume colori bruniti ed aranciati, ben lontani dal verde scozzese dell’immaginario collettivo, ed è disseminato di laghetti. Una volta arrivati in cima, ci attendono uno squarcio di cielo azzurro, un faro tozzo con il cappello nero ed un arcobaleno così preciso ed intero che ci dà l’impressione di poterlo varcare come l’arco di un muro di cinta. A poche miglia, la costa delle selvagge isole Orcadi.
L’aria qui è decisamente più frizzante e mi costringe al piumino (e ad un altro paio di scarpe, dato che gli anfibi restano ad asciugare!), ma scendiamo giusto per una ventina di minuti a fare foto.
 Dunnet BeachFarr BayLa A836, ovvero la cosiddetta North & West Highlands Route, corre più o meno lungo la costa: noi cerchiamo di fermarci un po’ ovunque a fare foto, fuori dal percorso, come a Dunnet Beach, Strathy Point Farr Bay a pochi chilometri dalla nostra destinazione di stasera, Tongue. E’ crepuscolo pur essendo appena le 18.15, e noi ci fermiamo in un parcheggio deserto nel bel mezzo del Tongue Crossing, lo scenografico ponte sul Kyle of Tongue. Stasera il fiordo è in secca, e tra l’altro è buio e pioviggina. Speriamo che domattina possa essere un po’ più luminoso. Dopo cena però il babbo manifesta una certa insofferenza per luogo (a causa dell’assenza di luce) e ci spostiamo di nuovo in paese. Accanto al piccolo hotel c’è un piccolo parcheggio “no overnight” a bordo strada, con una colonnina per ricaricare le auto elettriche. C’è solo un furgoncino. Ci piazziamo sperando di non dare fastidio, e lì restiamo tutta la notte senza problemi.

Lunedì 9 ottobre 2017 – km 90697
- da Tongue a Ullapool

Stamattina alle 7.30 la giornata parte male: pioviggina. Un’oretta dopo vediamo le nuvole rosa sul Kyle of Tongue e la giornata si illumina.
Riprendiamo quindi il nostro viaggio in uno scenario molto suggestivo con il sole che illumina trasversalmente i campi, superiamo il Loch Hope che si apre a lato della stradina, la minuscola protuberanza di Heilam, una casa e una spiaggetta che sembrano strappati ai migliori dipinti delle Higlands, e costeggiamo tutto il Loch Eriboll, con i muretti a secco di un agglomerato di case chiamato Laid. Sempre e comunque accompagnati dalle pecore che brucano a lato della single track.
Ci gustiamo il percorso con un po’ di sole e quando arriviamo a Ceannabeinne, dove grazie ad uno slargo civile possiamo parcheggiare. Scendo lungo il prato per una cinquantina di metri ad ammirare la baia, stupenda, con sabbia morbida e chiara e mare celeste. Rocce selvagge a picco nell’acqua ricoperte da un manto verde. E la cosa più bella è che ci sono ancora dei raggi di sole tra le nuvole che illuminano il paesaggio.

Arriviamo finalmente al parcheggio della Smoo Cave, una delle tappe principali dell nord della Scozia, nonché la più grande grotta costiera delle isole britanniche. E' circondata da una insenatura del mare simile ad un piccolo fiordo, e al suo interno si trova una piccola cascata, generata da un corso d'acqua particolarmente ferrosa. Da queste parti avremo modo di notare che i ruscelli hanno il colore della birra IPA proprio per la loro composizione ricca di ferro. Si pensa che il nome della caverna abbia origine dallo "smjugg" norvegese o "smuga", che significa, appunto, buco (o nascondiglio).

Interessanti sono anche le leggende che gravitano attorno a questo posto affascinante. È credenza popolare che l'ingresso rappresenti la porta per accedere al mondo fatato, ma la leggenda più conosciuta riguarda lo stregone di Reavy, Donald Mackay. Il giovane nobile, scelto e persuaso dal diavolo in persona, fu invitato a studiare le arti oscure alla scuola nera di Padova. Quando il giovane stregone finì il suo apprendistato il Signore dell'oscurità tentò, come sua abitudine, di appropriarsi dell'anima del ragazzo. Ma Donald, conoscendo ormai i trucchi del suo maestro, grazie ad un abile tranello, riuscì a scappare lasciando al diavolo la sua ombra piuttosto dell'anima. Anni dopo Mackay andò in visita alla Smoo Cave col suo cane, che avvertendo qualcosa di perfido e malvagio, corse all'interno abbaiando, ma ne uscì impaurito e senza più il pelo: il diavolo stava aspettando il suo padrone per vendicarsi. Donald capì e scappò via di corsa. Non si sa se Lucifero risieda ancora nascosto in questa grotta, ma il fascino e la complessa geologia della caverna attirano ogni anno decine di migliaia di visitatori.
La passeggiata lungo la falesia giù fino alla grotta è davvero molto suggestiva: tutto il paesaggio circostante è quasi incantato, ci si aspetta che spunti il cappello di un elfo da qualche parte all'improvviso.
La strada poi è facile, gradini larghi e steccato di legno a delimitare tutto il percorso che scende fino alla riva dell’insenatura (chiamata Geodha Smoo). La piccola cascata se ne sta lì dentro, quasi incastrata tra le rocce. Dall'esterno è possibile sentire lo scroscio che rimbomba nel silenzio delle cavità della terra.
Panorama molto suggestivo anche percorrendo il sentiero in salita che porta sul ciglio della scogliera. E con il sole tra le nuvole, ne vale decisamente la pena.
Risaliamo in camper e facciamo una tappa di qualche minuto a Balnakeil Bay, subito oltre Durness uscendo dalla strada principale, e poco dopo la A838 si butta di nuovo nel mezzo, tagliando le Highlands. Il paesaggio, come il tempo, cambia di continuo. Rigagnoli d’acqua scorrono in mezzo a colline brunite e creste rocciose coperte già da una nebbiolina impalpabile, vento freddo ed un cielo coperto ci fanno compagnia per pranzo. Arriviamo a Laxford Bridge, dove la A838 si dirama, ed imbocchiamo la A894 che segue la costa. Attraversiamo dunque Scourie, con un’ampia baia di sabbia mista a roccia ed alcune highland cows al pascolo, dalla faccia simpaticissima a causa del loro frangettone.
 highland cow, Scotland, Highlands
Poco più avanti, Badcall Bay e un bellissimo view point sull’Assynt, la regione che fu conquistata e dominata dai Vichinghi. Molti nomi in questa zona sono di origine gaelica, e a tutt’oggi è proprio questa la zona della Scozia in cui viene maggiormente parlata questa “lingua delle fate”.
Due passi nei pressi dell’Ardvreck Castle, rudere di un glorioso (seppur di modeste dimensioni) castello del XVII Secolo, ed arriviamo ad Ullapool, graziosa cittadina sul Loch Broom. Ci fermiamo al Tesco per il rifornimento pane/latte e poi all’ufficio turistico per avere informazioni e delucidazioni riguardo i parcheggi per la notte. John, il simpatico e cordialissimo scozzese al desk, mi spiega (in un inglese quasi incomprensibile) che non dobbiamo preoccuparci troppo dei “no overnight parking”: la Scozia è un territorio abbastanza spopolato, e specialmente in bassa stagione non ci sono grossi problemi. Chiaramente resta sempre a discrezione degli enti competenti, ma se ci si comporta bene e non ci si accampa, sono tutti molto tolleranti. Restiamo a parlare venti minuti, del clima scozzese, di Ullapool con la neve in inverno, dell’aurora boreale anche a queste latitudini. Mi dà consigli sull’itinerario di domani, che scendendo verso sud ci sono vari percorsi e sentieri che portano a cascate molto suggestive, e che “la parte più bella delle cascate la trovi a Skye”. Cortese la gente, da queste parti. Sono felice. Ci sistemiamo al parcheggio suggerito da John, a sud, appena passato il cartello dell’inizio del paese. Anche stasera assistiamo ad una imbarazzante partita dell’Italia (vinta 1-0, ma pur sempre imbarazzante) e speriamo tanto che domani il tempo sia civile come oggi.

Martedì 10 ottobre 2017 – km 90875
- da Ullapool a Dornie

Dopo aver piovuto una notte intera, la mattinata parte meno peggio di quel che pensavamo. Alle 9 siamo già in viaggio lungo la A835 costeggiando il Loch Broom e raggiungiamo Corrieshalloch Gorge, la gola scavata dal fiume alta oltre 100 metri. Sfortunatamente il ponte sospeso che permette una vista completa della gola e della relativa Meesach Fall è chiuso per manutenzione, quindi mi accontento di una ventina di minuti di sentiero che costeggia la gola, immerso nei magnifici colori autunnali che illuminano il paesaggio nonostante la pioggerellina. La deviazione della mattinata, con il sole in faccia, prevede le Rogie Falls (verso Inverness) cascate nella foresta di Ross and Cromarty, sul Loch Garve. Il parcheggio, immerso nel verde, è gratuito, così come l’accesso ai sentieri. Gratuito è anche il leaflet che spiega (in inglese e gaelico) i vari percorsi e le strade di questa regione della Scozia. Le cascate sono effettivamente comodissime da raggiungere, anche per i non amanti del verde: attraverso un bel sentiero battuto in cinque minuti si accede ad un belvedere e subito avanti c’è anche un ponte in legno con tiranti in ferro, sospeso a una trentina di metri d’altezza, da cui è possibile ammirarle in tutta la loro potenza. Lo attraversiamo, si muove sotto i passi pur essendo stabile e mi crea ansia, ma effettivamente la vista è eccellente.
Rogie Falls
Dicono che, se si ha un po’ di pazienza, è possibile anche avvistare i salmoni, che risalgono il fiume fin qui per deporre le uova e poi morire. Noi ci accontentiamo delle super foto, visto che abbiamo anche il sole dalla nostra parte (sempre in mezzo alle nuvole, ma c’è!). Ritorniamo praticamente al punto dove stamattina abbiamo deviato e proseguiamo la rotta verso Gairloch, attraversando la costa frastagliata, e ci fermiamo a Gruinard Beach per pranzo. La baia, nonostante il cielo sia grigio e spenga gran parte delle tonalità, è molto bella, come quella di Ceannabienne vista ieri mattina, con dune di sabbia erbose e celeste di fronte.
Gruinard Beach
La bassa marea scopre ciottoli colorati, l’acqua è quasi ferma nonostante le raffiche di vento (oltretutto discretamente freddo!). Purtroppo il pomeriggio non si mette benissimo causa maltempo, noi proseguiamo lungo la A832 fino a Kinlochewe per rifornirci di acqua presso una delle nostre amiche toilets. Nel frattempo piove, quindi restiamo mezz’ora in camper studiando il sistema per attaccare il tubo di gomma al rubinetto del bagno e poter ricaricare l’acqua, ma il tubo è troppo corto e noi non possiamo fare manovra: c’è un furgoncino su un cric con una ruota a terra parcheggiato proprio davanti ai bagni e due ragazzi che aspettano probabilmente che spiova per cambiare la ruota. (che fortuna oggi!). Rinunciamo dunque all'idea,
senza contare che abbiamo un centinaio di km di autonomia ed la prima gas station è a Lochcarron, paesino che sulle mappe risulta minuscolo e, una volta attraversato il vecchio cartello di inizio del paese, ci sempra ancora più piccolo: dalle fonti in nostro possesso, sembra conti meno di mille abitanti e una fila di case affacciate sul fiordo, le barche in secca e l’acqua praticamente ferma nonostante il vento terribile e la pioggia. Il distributore di benzina di fatto esiste, ma è piccolo e sembra dismesso, ha proprio l’aria vecchia, da cartolina degli anni Sessanta. Entriamo per pagare, un operaio in abiti catarifrangenti ci sorride “Hello, welcome to Scotland!” ironizzando sul tempaccio che imperversa fuori. Noi ricambiamo il sorriso dicendo che abbiamo avuto giorni migliori da che siamo qui, e quando diciamo che siamo italiani capisce perché, dopo due minuti di burrasca nei capelli, abbiamo la faccia gelata. I ragazzi alla cassa si dimostrano molto gentili e ci lasciano usufruire del tubo all’esterno per ricaricare il serbatoio. Ovviamente ricambiamo a cortesia lasciando una bottiglia di Verdicchio dei nostri colli, e quelli ci salutano con un caloroso "Viva l'Italia!". Inzeppiamo l’acqua in ogni contenitore disponibile e siamo a posto per altri tre giorni. Arriviamo a Dornie e subito ci accoglie il bellissimo Eilean Donan Castle, protagonista di centinaia di cartoline sulla Scozia, nonché dell’immaginario collettivo. Svetta illuminato nel mezzo della nebbia e mi innamora subito, appoggiato sulla lingua di terra collegata al mare attraverso un ponticello in pietra. Non trovando un parcheggio, alla fine optiamo per quello “no overnight” del castello. Vista stupenda, peccato le zaffate di vento e la pioggia che non accenna a diminuire.
Non chiuderò occhio per tutta la notte.

Mercoledì 11 ottobre 2017 – km 91164 
- da Dornie a Uig
Dopo una notte praticamente insonne causa vento, la mattinata inizia in modo molto variegato: pioggia, schiarite, pioggia e schiarite. Il cielo ci appare dunque abbastanza movimentato, mentre in castello dell'isolotto di Eilean Donan resta fermo immobile, con i suoi ottocento anni sulle spalle.
Il castello fu infatti costruito la prima volta nel 1220 da Alessandro II di Scozia come baluardo di difesa contro le incursioni vichinghe, e si racconta sia stato uno dei rifugi di Robert Bruce durante la fuga dai soldati inglesi. Pochi deccenni più tardi, esso divenne la dimora del Clan Mackenzie di Kintail. Dal 1511 il Clan MacRae, in qualità di protettori dei Mackenzie, divennero connestabili del castello. Nel Settecento fu occupato dalle truppe spagnole intente a far nascere una nuova rivolta giacobita, ma venne tuttavia riconquistato e demolito. Dopo la sconfitta degli spagnoli il castello viene lasciato per quasi due secoli in rovina e poi viene ricostruito e restaurato tra il 1912 e il 1932 dal tenente colonnello John MacRae-Gilstrap che lo aveva acquisito in quanto discendente del clan MacRae che ne era stato un tempo proprietario. Tra le opere maggiormente rilevanti risalenti a questo periodo è da annoverare la costruzione del ponticello ad archi per permettere un accesso più facile alla fortezza.
Facciamo alcune foto al castello e poi, senza por tempo in mezzo, varchiamo lo Skye Bridge sul Kyle of Lochalsh ed entriamo nell’isola di Skye, che ci accoglie con uno squarcio di azzurro. Il suo nome deriva da Sky-a, che significa “isola delle nuvole” in riferimento alla bruma che spesso avvolge le cime. Il paesaggio è molto simile a quello visto finora, con colline che abbracciano insenature e nuvoloni neri sempre in agguato. Del resto, la Scozia è una terra battuta dal vento, ed il paesaggio aspro e selvaggio assume ad ogni curva aspetti epici. Un frammento di Highlands, insomma, costellato di strette valli con montagne appuntite, laghi e falesie che precipitano nel mare.
Black Hill Waterfall
Superiamo la Broadford Bay e facciamo il pieno di gasolio. Alla cassa del distributore, un ragazzo scozzesissimo dall’aria molto simpatica, alto e robusto, con i capelli raccolti in un bel codino e la barba da vichingo. Lungo la strada troviamo la Black Hill Waterfall, piccola cascata che si butta nel Loch Ainot, e pochi chilometri più avanti anche il grazioso belvedere dello Sligachan Old Bridge, un ponticello in pietra risalente all'inizio del Novecento ed inserito in un paesaggio magico, seppur estremamente bagnato e umido.
Sligachan Old Bridge
La leggenda attorno a questo ponte narra che chi immerge la faccia per 7 secondi nelle acque gelide che passano sotto il ponte, e poi la lascia asciugare al vento, si ottiene l'eterna giovinezza. Io, arrivata sul posto, in pieno temporale con vento fortissimo, ho desistito... Meglio invecchiare che morire ghiacciata
sull'isola di Skye, credo!
Arriviamo a Portree, capitale dell’isola, agglomerato di casette ordinatissime affacciate sull’ampio Sound of Raasay. Parcheggiamo inaspettatamente free in un bel parcheggio all’imbocco della città (ci sono anche altri camper!) e finalmente scendiamo per due passi. La baia vista da Quay Street è bellissima, il mare immobile e le barchette appoggiate sull’acqua che sembrano quasi poterci camminare sopra, e le rocce verdi attorno.
Questa finora è stata la cosa più simile alle Lofoten che io abbia visto da allora, dal viaggio in Norvegia. E’ magico, ma purtroppo ricomincia a piovere. Ci ripariamo qualche minuto e ripartiamo per ammirare la fila di casette colorate del porticciolo dall’alto di Quay Brae. Ci infiliamo in “The Chippy” e ordino degli ottimi fish and chips take away, che i miei stanno andando in astinenza da fritto. Giusto in tempo per il pranzo in camper mentre fuori piove (più del solito).
Dopo il pranzo ripartiamo lungo la A855, dove incontriamo The Storr, la montagna più alta dell’isola (700 metri in realtà è praticamente poco più che una collina!) e la relativa Man of Storr, monolito di roccia basaltica alto 55 metri che noi distinguiamo appena in mezzo alla nebbia. A seguire, mentre la pioggia imperversa le Lealt Falls. Parcheggiamo qualche minuto in attesa che la pioggia riduca l’intensità, e poi scendo ad ammirare la falesia. C’è addirittura un bus di pellegrini asiatici, con scarpette inappropriate a risalire il sentiero, abiti ridicoli ed ombrellini.
Ammetto comunque che non fa freddo e non tira nemmeno vento, è solo fastidiosa l’acqua che scende più copiosa rispetto al solito. Il sito è molto bello, il sentiero in tre minuti porta sull’orlo della falesia, con una vista speciale sul crinale verde che sprofonda nel mare turchese.
All’opposto, praticamente al margine della strada, la cascata, di colore bianco ed aranciato a causa delle rocce scure di natura ferrosa. Riprendiamo la strada e ci fermiamo, seguendo il solito bus di pellegrini asiatici, alla Kilt Rock, chiamata così per le piegoline lungo la roccia che ricorda appunto la tipica gonna scozzese in tartan. La meraviglia assoluta, però, è il salto di 50 metri della Mealt Fall, cascata che si lancia direttamente nel mare. Ammirarla dal belvedere (con parcheggio annesso) è mozzafiato e ci fa dimenticare che sta piovigginando (come sempre). Saliamo lungo le colline rocciose verso il nord dell’isola, il panorama è molto suggestivo, colline di un bel verde brillante con sprazzi di bronzo. Arriviamo a distinguere in lontananza la sagoma del Duntulm Castle, un super rudere arroccato sul promontorio del Rubha Hunish, estremità prima che la strada riscenda ad ovest. Nel frattempo smette di piovere e si apre. Passiamo da Kilmuir per qualche foto alle sue casette in pietra con il tetto di paglia che testimoniano la vita dei contadini dell’Ottocento del Museum of Island Life ed arriviamo oltre Uig alla ricerca delle Fairy Glen, un insolito ed affascinante paesaggio di prati e piccole collinette coniche e torri di roccia. A parte la stradina secondaria per arrivarci (indicazioni per Sheader and Balnaknock) ed incastrarci con il camper in tutti i passing place infangati della single track in salita, ho modo di farmi una mezz’oretta esplorativa attraverso questo paesaggio surreale, risalendo collinette bagnate e pestando graziose palline di cacca di pecora (qui sono ovunque).
Un microcosmo fuori dal tempo, in equilibrio tra cielo plumbeo e scorci di natura verdeggiante: presenta una conformazione geologica carica di colline dalle sfumature di colore intenso, e anche per questo gli abitanti stessi considerano l’area la casa delle fate.
 
Per questo motivo, chi arriva lascia degli oggetti come dono per queste creature. Un mito che si autoalimenta da secoli, insomma, e che ha ispirato racconti di corte e leggende. Tante storie delle fate sono strettamente connesse al castello di Duvengan (che con la sua posizione insolita, contribuisce a far rinascere la credenza ogni volta che qualcuno giunge a Fairy Glen). Niente da dire, merita una visita. Torniamo ad Uig e ci fermiamo al porto per la notte, nel parcheggio “long stay” proprio accanto all’imbarco dei ferry. Chiaramente, dopo aver salvato quasi totalmente la giornata (a parte alcuni tratti di trasferimento e due gocce durante la visita alle cascate), dopo cena inizia a tirare vento e piovere, ma speriamo che il tempo sia più clemente di ieri sera e ci lasci dormire. Un’altra notte insonne non si affronta.

Giovedì 12 ottobre 2017 – km 91305 
- da Uig a Caol
Dopo un’altra bella notte parzialmente insonne a causa delle forti (ma almeno discontinue!) raffiche di vento, finalmente il giorno sembra placare la furia degli eventi e ci restituisce pace. Mi sa che, comunque, oggi il sole non si farà vedere. Impostiamo il navigatore su Dunvegan Castle e ci mettiamo in marcia. A Kensaleyre la A87 volendo devia su una single track che sbuca a Skeabost. Optiamo per seguire il navigatore anziché aggirare l’angolo dell’insenatura seguendo la strada più lunga, e ci risparmia qualche chilometro, ma il fondo stradale è piuttosto bitorzoluto e nel camper cantano e sbatacchiano tazzine, giunture, sospensioni e quant’altro. Arriviamo a Dunvegan e ricarichiamo l’acqua dal momento che c’è un rubinetto esterno all’edificio delle toilets. Appena varcato l'ingresso del parcheggio del castello, guarda caso inizia a piovere. La visita al solo giardino ed esterno dello stabile costa 11£, ma visto il tempo diamo la precedenza alla Coral Beach, 6 km di single track finché la strada non finisce all’imbocco di un sentiero.
Pioviggina appena ma mi avventuro in cerca di questa spiaggia che sembra abbia formazioni coralline verso la riva. In realtà cammino almeno per un chilometro e mezzo tra la nebbiolina, non si vede quasi nulla. Il verde delle colline resta bellissimo, le rocce nere in secca sulla costa sarebbero sicuramente splendide con una luce diversa. Finalmente scorgo la baia in lontananza, con un abbozzo di spiaggia, ma rinuncio: c’è ancora troppo da camminare, i miei stanno aspettando solo me e sta piovendo. Chiaramente non fa freddo, quindi il k-way sarebbe sufficiente, ma si inzuppa in breve tempo. Riesco a risalire a bordo e riprendiamo la strada verso Glenbrittle cercando le Fairy Pools, piscine naturali formate dall’acqua dei ruscelli che convogliano qui dalle Cuillin Hills. Il sito è segnalato malissimo, con una minuscola indicazione in legno nei pressi di un bivio. Per arrivarci prendiamo quindi la strada verso Glenbrittle Campsite fino ad arrivare ai confini della foresta inserita all’interno di un Parco nazionale. Dietro una curva, finalmente una pila di macchine in sosta lungo la single track ed in cima ad un parcheggio e gente a piedi quasi in pellegrinaggio giù per uno stradello, incontro a dei ruscelli che scendono dalle colline. Supponiamo di aver trovato le nostre piscine delle fate. C’è un parcheggio pieno sulla destra, il fango e la strada stretta rendono difficoltose le manovre. Continua a piovere e non accenna a smettere. Prendiamo tempo parcheggiando un chilometro indietro, in prossimità di un’area picnic, per il pranzo. Ovviamente il sito interessa solo a me, c’è un bel camminamento che comunque con la pioggia diventa inaffrontabile. Tra l’altro, le cime delle colline sono immerse nella nebbia e quindi sprecare un’ora almeno per cercare di fare delle belle foto diventa inutile. Dopo il caffè, sotto la pioggia, riprendiamo la strada verso Armadale. Ultima tappa dell’itinerario di Skye sarebbe l’omonimo castello, vicino all’imbarco del ferry. L’idea ottimale è infatti traghettare (come alternativa a riprendere lo Skye Bridge) da Armadale (punta sud dell’isola) per Mallaig e seguire poi la A830 diretta per Glenfinnan e Fort William, risparmiando così un sacco di km. Appena svoltiamo sulla strada per Armadale, però, abbiamo già il cartello della Caledonian (che opera i viaggi in traghetto tra le due sponde) che segnala interruzione di servizio traghetti fino a sera, causa maltempo e forti raffiche di vento, quindi rinunciamo subito al castello: non ha più senso arrivare fin laggiù solo per un castello che magari poi non ci entusiasma e dover comunque tornare indietro (tra andata e ritorno sono almeno una cinquantina di km). Riprendiamo senza esitazione il ponte da cui siamo venuti ieri: allunghiamo la rotta ma di certo è la via più sicura. Alle 15 o poco più, abbandoniamo quindi Skye, anche se avremmo di certo preferito almeno un’ora di sole per poterci riempire gli occhi di questa costa selvaggia che meritava molto. Rino Gaetano canta “il cielo è sempre più blu” sperando sia di buon auspicio, e noi viaggiamo lungo la A87 sotto il solito cielo uggioso. Due ore più tardi arriviamo a Caol, sulle sponde del Loch Eil, e ci sistemiamo in un parcheggio circondato da piccoli negozietti di paese, la lavanderia a gettoni, una farmacia e anche un piccolo alimentari. Il parcheggio, miracolosamente, non dice “no overnight”, quindi restiamo. L’unico inconveniente è sempre il vento: anche stanotte sono previste raffiche. Anche qui.

Venerdì 13 ottobre 2017 – km 91588 
- da Caol ad Arrochar
La nottata scorre tranquilla, nonostante il vento forte: inizio a farci l’abitudine. Piuttosto è la giornata, a fare schifo: piove tanto (da stanotte non ha smesso mai) e il cielo è tutto grigio, non si prevedono schiarite, siamo praticamente nell’occhio del ciclone e ci resteremo almeno fino a stasera.
La costa ovest comunque è funestata dai venti dell’Oceano Atlantico: finora abbiamo avuto due ore di sole in una settimana! Chiaramente ce ne freghiamo e ci dirigiamo a Fort William alla stazione della West Highland Railways per vedere il Jacobite Steam Train: il famoso treno turistico a vapore percorre 60 km dalla stazione di Fort William fino a Mallaig, passando sopra il suggestivo Glenfinnan Viaduct. Il biglietto a/r in seconda classe costa una follia, tipo 36£, quasi unicamente perché il treno, così come il viadotto, fanno parte del mondo costruito intorno a Harry Potter. Nuvole di bambini, all’interno del treno addirittura lo shop con tutto il merchandising. Io e i miei siamo gli unici a cui non frega niente della saga del maghetto ed aspettiamo la partenza del treno solo perché il vapore che diventa sempre più scuro e le ruote che si mettono in movimento sono molto affascinanti e il babbo non può perderselo. Il treno lascia la stazione in una nuvola di fumo scuro che sbiadisce via via ma si confonde con la nebbia, noi ci inzuppiamo come i pulcini e, smadonnati, torniamo al camper per andare verso Glenfinnan apposta per vedere il viadotto ferroviario.
Sono appena 25 km da Fort William e la strada scorre rapidamente. Cerchiamo parcheggio al Visitor Centre di fronte al monumento giacobita ma è pieno, quindi ci spostiamo poco più avanti, oltre il ponticello, in un piazzaletto sterrato pieno di pozzanghere. Meglio di niente. Il tempo ci grazia e almeno ci lascia camminare Saliamo al view point (l’accesso è dal parcheggio del Visitor Centre) lungo un sentierino imbrecciato, ma semplicissimo e breve. Due curve a gomito ed arriviamo in cima ad una collinetta dalla quale ammiriamo il monumento giacobita, proteso verso il Loch Shiel, ed il Viadotto di Glenfinnan, 21 arcate sospese a cento metri di altezza sul fiume che arriva al lago, in mezzo alle colline intrise d’autunno. Dopo aver fatto due passi anche fin sotto al monumento, torniamo al camper. Da lì si snoda un sentiero pianeggiante che porta direttamente sotto le arcate del viadotto, così ci concediamo ancora qualche centinaio di metri ed un po’ di foto sotto un cielo tutto uguale ma almeno non piovoso, per il momento.
Torniamo al camper e ripartiamo in direzione Fort William. Ci fermiamo nel parcheggio di stamattina (avevamo 2£ per tutto il giorno) e pranziamo. Alla nostra destra, il Lidl in cui poi ci infiliamo per un’ora di spesa. Sono quasi le 16 quando ripartiamo.
La A82 che si snoda da Fort William fino a Glasgow è, ancora una volta, una bellissima strada panoramica, in mezzo alle colline battute dal vento del massiccio dei Grampians, che attraversa la Scozia centrale da ovest ad est: i rivoli d’acqua scendono dalle cime rocciose e brunite e talvolta, all’improvviso, si pavoneggiano con dei salti a lato della strada e quindi è possibile ammirarle senza fare troppa fatica, come nel caso delle Coe River Waterfalls, nei pressi del Passo di Glencoe, a circa 1150 piedi (poco più di 340 metri slm!).
Il vento continua a soffiare fortissimo e in alcuni punti ha persino spostato strati e strati di nuvole. Concentrati alla guida, perdiamo però le Falls of Falloch, anche queste praticamente sulla strada. Costeggiamo il Loch Lomond, molto suggestivo, peccato che sia già l’imbrunire, quindi ci fermiamo ad Arrochar, subito fuori dalla A82, sulla destra. Ad un chilometro troviamo un parcheggio nei pressi di un ristorante ricavato dentro una chiesa, ci sistemiamo in uno dei posti liberi (ci sono anche altri camper) e tentiamo, invano, di far funzionare l’antenna.

Sabato 14 ottobre 2017 – km 91769 
- da Arrochar a Gretna
Stanotte abbiamo dormito benissimo.
Sono le 9 quando ci rimettiamo in marcia e proseguiamo l’itinerario lungo Loch Lomond. Il cielo è, come al solito, nuvoloso, ma per amor di cronaca dirò che stamattina c’era il sole che colorava di arancione i contorni delle nuvole. A titolo informativo, lungo la A82 ci sono diversi parcheggi a bordo strada (o sotto strada) dove in teoria sarebbe possibile parcheggiare o magari fermarsi per la notte. Facciamo una piccola deviazione sulla cavalletta di Luss, un paesino affacciato sulle rive del lago, che all’apparenza ci sembra abbastanza danaroso: cottages che sembrano le casine di marzapane della strega di Hansel e Gretel e acqua che sembra olio, su cui le barchette sono dolcemente posate. Un raggio di luce in mezzo alle nuvole colora appena i contorni e rende tutto meno grigio. Terminato il lungolago, ci fermiamo nei pressi di Dumbarton per fare gasolio e proseguiamo verso Fairlie per una visitina al Kelburn Castle.
Arriviamo nel parcheggio e studiamo il da farsi. Alla fine scendiamo solo io e la mamma e, dato che la stagione delle visite agli interni del castello sono terminate il mese scorso, ce la caviamo con 5£ per poter avere l’accesso ai giardini e a vedere l’esterno dell’edificio. Già il fatto che non piove è quasi una conquista, e ci agevola molto. C’è un bel percorso lungo il fiumiciattolo, sembra un boschetto fatato: minuscoli ponticelli di legno, foglie dai colori aranciati sul sentiero umido, il rumore dell’acqua che scorre placida ed una piccola cascata, racchiusa tra le fronde degli alberi, nella penombra del sottobosco.
La vera chicca, però, è il castello: residenza dei Boyles sin dal XII Secolo, questo edificio deve la sua particolarità alla facciata dipinta con intrecci di fumetti.
Nel 2007 fu prese il via un progetto che prevedeva, in sostanza, una decontestualizzazione della street art: come applicare l’arte metropolitana dei graffiti ad un edificio inserito in un contesto rurale con mille anni di storia. Furono perciò reclutati quattro tra i maggiori graffiti artists dal Brasile, che dipinsero l’ala sud e le torrette del castello, sul lato del fiume.
Per un mese, gli artisti vissero insieme nel castello e collaborarono alla realizzazione di quello che, qualche anno più tardi, fu classificato come uno dei 10 migliori esempi di urban art nel mondo.
Il castello voleva essere un ponte tra un contesto rurale ed un contesto urbano, così come tra due popoli molto diversi nella cultura ma molto simili nella loro fierezza.
Torniamo al camper che sono già le 13 passate, cerchiamo un parcheggio fuori da Fairlie giusto per mangiare qualcosa e in un batter d’occhio è passata un’ora e ci troviamo a quasi 50 km da Glasgow. Facciamo pranzo, decidiamo il da farsi e alla fine conveniamo che non è il caso di rifarci tutti i chilometri all’indietro per tornare a Glasgow, dato che non ci sembra una città particolarmente degna di nota (essendo principalmente un polo universitario e commerciale). Preferiamo, a questo punto, tirare dritti verso Carlisle ed appoggiarci ad un campeggio stasera per dare un’occhiata domani alla cittadina e raggiungere il famoso Hadrian’s Wall. Arriviamo a Gretna, praticamente sul confine inglese. Arriviamo al Braids Caravan Park dopo tre campeggi uno peggio di un altro, e questo sembra quasi un miraggio. Sean, l’omino della reception, è cortese ed ospitale. Tra l’altro il prezzo è ottimo (19£ con 5£ in più di cauzione per la tessera che apre la sbarra e la chiave dei bagni), la posizione per il carico e scarico dell’acqua e la cassetta del wc all’ingresso del campeggio è comodissima. I bagni sono puliti (le docce vanno a ventini, 20p per 8-10 minuti di acqua e noi con 1£ ci facciamo doccia e shampoo in due e ci asciughiamo pure i capelli – tra l’altro Sean ci regala praticamente 5 monetine da 20p). E abbiamo anche la connessione internet. Questo campeggio è oro.

Domenica 15 ottobre 2017 – km 92092 
- da Gretna a Carlisle
Stamattina, dopo le dovute operazioni di carico e scarico e pulizia mezzo, andiamo verso il famoso Hadrian’s Wall, 73 miglia di muro che delimitarono il confine dell’Impero Romano per oltre 250 anni. Attraversiamo una stradina che taglia i campi immensi, con muretti che delimitano i confini, percorriamo poi un tratto del tourist trail indicato ovunque con cartelli marroni, ma in realtà non vediamo niente che ci entusiasmi nemmeno a livello di foto. Arriviamo al Birdoswald Roman Fort immaginando che sia un forte romano ancora di una certa rilevanza, ma così non è. Il sole tra le nuvole ci illumina un tratto di strada, ma il muro, onestamente, non si vede nemmeno. Ci aspettavamo forse qualcosa di più grande e visibile, di più panoramico, quindi ce ne torniamo verso Carlisle con la nostra insoddisfazione. Parcheggiamo pay and display nell’ampio parcheggio sotto le mura del Carlisle Castle: 4,60£ per tutto il giorno, senza divieti per l’overnight, quindi decidiamo di restare qui stanotte e ripartire verso Liverpool domattina sul presto.
Dopo pranzo, entriamo in visita al castello (circa 6,50£ a testa).
 

Il castello di Carlisle ha oltre novecento anni e venne costruito da Guglielmo II d'Inghilterra: egli ordinò la costruzione di una struttura di stile normanno sul sito di un antico fortilizio romano, iniziando la posa delle prime pietre nel 1093. La necessità di un castello a Carlisle era dovuta al fatto di dover fronteggiare le invasioni degli scozzesi verso sud ed è stato infatti scenario di molti importanti episodi militari della storia inglese. Data la sua vicinanza ai confini fra Inghilterra e Scozia, fu per tutto il medioevo luogo di scontri e di invasioni. Recentemente il castello ospitava il quartier generale del King's Own Royal Border Regiment, mentre ora ospita quello del Duke of Lancaster's Regiment ed è sede di un museo.
La visita al castello risulta molto interessante, benché il vento non dia tregua (anche se, almeno, non piove e non fa particolarmente freddo).
Ci spostiamo poco dopo alla Cattedrale di Carlisle (Cathedral Church of the Holy and Undivided Trinity),
incastonata in un precint molto pittoresco, soprattutto con le foglie autunnali che scivolano lievi dai rami degli alberi.
Questa è la chiesa principale della diocesi anglicana di Carlisle, in Cumbria.
  
Fu fondata come monastero e divenne cattedrale nel 1133. È, dopo quella di Oxford, la cattedrale antica più piccola d'Inghilterra. Suoi elementi caratteristici sono la pietra di costruzione, gli stalli medievali e la più grande finestra del gotico inglese.
Poco dopo io mi separo dai miei nei pressi della piazza poiché riesco ad incontrare Gwen, una signora conosciuta anni fa durante la mia stagione lavorativa a Malta. Un caffè in tazzona al Costa Coffee e due chiacchiere (anche se in questa terra praticamente al confine tra Inghilterra e Scozia la gente parla abbastanza veloce... e in modo molto difficile da capire, per me che non sono madrelingua!). Alle 17.30 torno verso il camper: i negozi la domenica chiudono tra le 16.30 e le 17, il pavé del centro è umido per via della bruma, si fa buio in fretta. Che tristezze ste domeniche inglesi.

Lunedì 16 ottobre 2017 – km 92182 
- da Carlisle a Liverpool
Stamattina, mentre sembra che il giorno non arrivi nemmeno, partiamo direzione Liverpool, e, appena fuori da Carlisle, nemmeno a farlo apposta inizia a piovere.
Arriviamo intorno alle 11 sotto un cielo coperto di nuvole che lascia intravedere uno strano sole rosso. Ci sistemiamo nell’immenso parcheggio in Pinehurst Avenue, all’incrocio con Anfield Road, dietro allo stadio delle partite casalinghe del Liverpool Fc. Scendiamo, il tempo di capire dove siamo e passa un bus, il n. 17, che sembra possa portarci in centro. La corsa costa 2,10£, ma una volta arrivati in centro acquistiamo un biglietto giornaliero per 3,90£ all’Information Centre di fronte al terminal degli autobus, posto in Queen Square. Prendiamo anche delle piantine del centro città, e sin dal primo momento ci sembra strano trovare informazioni e mappe in un posto che di fatto non è un reale ufficio turistico. Come prima cosa, scattiamo un paio di foto a St. George’s Hall (proprio di fronte alla Lime Street Station) e al suo parco, poi ci infiliamo nella zona pedonale scendendo un po’ da White Chapel e Church Street, brulicanti di negozi e gente. Inaspettatamente, le nuvole corrono via e si apre un bel cielo azzurro che ci accompagnerà più o meno fino al tardo pomeriggio. Proseguiamo fino a Lord Street, dove troviamo Derby Square ed il monumento alla regina Vittoria, e subito alla nostra destra, la City Hall. Quando scendiamo verso la chiesa anglicana di Liverpool, a poche decine di metri dal Waterfront e dall’imbarco dei Mersey Ferries per l’Isola di Man, un vento terribile si incanala tra gli edifici. Non sappiamo se ridere o piangere perché abbiamo davvero la sensazione di essere trascinati via, ma il sole ci aiuta a restare positivi. Scorgiamo finalmente le Three Graces, proprio di fronte agli imbarchi dei ferries: queste “tre grazie” sono edifici in spiccato stile neoclassico, allineate come soldatini davanti al Canada Boulevard: il Royal Liver Building, il Cunard Building e il Port of Liverpool Building.
Il Royal Liver Building è un grattacielo costruito nei primi anni del Novecento su progetto dell'architetto Walter Aubrey Thomas per conto della Royal Liver Friendly Society o Royal Liver Assurance, che aveva bisogno di una sede. Il Cunard Building è l'elegante edificio che sorge al suo fianco, la seconda delle "Three Graces" di Liverpool, e fu costruito ne pieno della prima guerra mondiale come quartier generale per la Cunard Line. Il neobarocco Port of Liverpool Building è una struttura in cemento armato con rivestimento in pietra di Portland. Dal 1907 (anno della sua inaugurazione dopo 3 anni di costruzione) al 1994 è stato sede dell'Autorità Portuale di Liverpool.
Dopo un parziale relax vista mare  riprendiamo la stroll ed incontriamo i
"fab 4" più famosi d'Inghilterra (anzi, forse tra i più famosi al mondo!) in versione bronzo: la statua dei Beatles ad altezza naturale o poco più svetta al centro del lungomolo. Arriviamo fino a Salthouse Quay, caratteristica via dell’altrettanto caratteristico Albert Docks, un tempo rifugio di alcolizzati e sbandati, oggi zona riqualificata, ripulita e resa molto graziosa dai caffè sotto il suo colonnato, i negozietti di souvenirs ed alcuni punti di interesse come il Mattel Play e il Tate Liverpool.
Camminiamo ancora fino alla ruota panoramica e cerchiamo poi di raggiungere la Cattedrale principale di Liverpool, che nonostante il suo aspetto ha solo un centinaio di anni (se li porta assai male!). E’ un edificio enorme, tanto che la strada per arrivarci dai docks ci sembra breve, e invece camminiamo un’ora per raggiungerla, mentre il vento imperversa. Alla fine ci arrendiamo e saliamo su un bus che ci porta al Liverpool One Bus Station, uno dei vari terminal degli autobus in centro, praticamente quasi davanti ad Albert Docks (di nuovo). Perdiamo mezz’ora cercando di capire la viabilità e l’organizzazione delle rotte: i punti che vogliamo raggiungere non sono segnati nel tabellone con i numeri dei vari bus, una mappa dei bus non esiste, insomma, questa città (nonostante la disponibilità della signorina al terminal) ci è risultata ostica da questo punto di vista, e dire che non siamo proprio completamente a digiuno di mezzi pubblici in giro per l’Europa! Riusciamo a tornare a Queen Square (non perché fosse lontano farla a piedi, ma perché i miei iniziano ad essere stanchi di camminare!), da dove riprendiamo il 17 (una delle linee che portano ad Anfield e relativo stadio). Peccato che quando torniamo al camper tiri ancora un vento indiavolato, e nonostante le manovre diversive per posizionarci in modo da evitare tanti sobbalzamenti, anche stanotte me la passo in bianco.
 
Martedì 17 ottobre 2017 – km 92380 
- da Liverpool a Chester
Finalmente la notte finisce e lascia il posto ad un sole quasi civile, e noi ci apprestiamo ad uscire dalla città, commettendo il gravissimo errore di beccare l’ora di punta, quindi perdiamo tre quarti d’ora per percorrere 7 chilometri. La nostra prima meta è la Liverpool Marina Yacht Club, un parcheggio in fondo al porto dove poter scaricare la cassetta del wc. Il sistema, come sempre, è un po’ sinagogo: chiaramente non vediamo aree dedicate, quindi entro alla reception e chiedo se esiste effettivamente (come segnalato da CamperContact) sia un’operazione possibile. I cortesi ragazzi al desk mi spiegano che il cancello dove c’è il gabbiotto per lo scarico delle nere viene aperto dalle 9 fino alle 17 (sono le 9.30 e comunque è chiuso, ma ok), quindi vengono ad aprire e riusciamo finalmente, dopo un’ora, ad espletare questa gravosa operazione. Passiamo sotto la massiccia cattedrale e riusciamo a scattare due o tre foto, ma non entriamo, dato che abbiamo già perso parecchio tempo.
Tra il traffico, lo svuotamento del wc e il sottomarino giallo all’aeroporto di Liverpool, arriviamo a Chester che è quasi ora di pranzo. Tra l’altro passiamo il Mersey Bridge, di recentissima apertura (ufficialmente ha aperto l’altro ieri!) e il toll di 2£ va pagato online. Chiaramente non lo sapevamo, e ci aspettavamo un comune omino di un casello, che di fatto non esiste. Tentiamo il pagamento online ma il sistema non riconosce la targa italiana, siamo costretti a fermarci presso una stazione di servizio a chiedere info su come, e soprattutto dove!, pagare. Per fortuna la ragazza è gentilissima, le faccio perdere quasi mezz’ora ma riesce ad aiutarmi con alcuni riferimenti “payzone” (ovvero posti sparsi che hanno la possibilità di pagare questo pedaggio), che dovremo vagliare tra oggi e domani. Arriviamo a Chester che ormai è l’ora di pranzo. Ci sistemiamo presso Little Rodee Car Park, il parcheggio lungo il fiume con vista castello. Ci sono parecchi bus e macchine, e anche un discreto numero di roulottes dall’aria zingara. I bagni (all’interno del caffè all’angolo del parcheggio) sono fruibili, ed il parcheggio è utilizzabile anche per la notte, calcolando 1,5£ dopo le 17. Mangiamo qualcosa e ci buttiamo alla scoperta di questa graziosissima cittadina. C’è da dire la cinta muraria è ben conservata, e al suo interno gran parte degli edifici sono rimasti com’erano: meravigliose e pittoresche case simil-graticcio (ma in perfetto stile inglese), tipo York e Canterbury, ma ancor più curate.
Chester vanta anche numerosi resti della gloriosa epoca romana (come l’anfiteatro, le terme ed i giardini) subito fuori dalla cinta muraria dal lato est, e degli ampi spazi verdi pieni di scoiattoli che cercano cibo direttamente dalle mani. Promemoria: munirsi di noccioline, ne vanno ghiotti!
     
Entriamo poi (con un'offerta) nella cattedrale di Chester, la Cattedrale di Cristo e della Benedetta Vergine Maria (Cathedral Church of Christ and the Blessed Virgin Mary - sempre nomi molto brevi e sobri!), che è il centro spirituale della diocesi di Chester, nonché l'edificio religioso principale della città.
    
La cattedrale, in precedenza dedicata alla santa patrona di Chester, Werburga, era parte di un monastero benedettino. Dal 1541 è il luogo nel quale si tengono il maggior numero di messe, consigli, cerimonie e concerti. E' un monumento classificato come sito storico, che include anche rovine degli antichi edifici monastici. La cattedrale, tipicamente inglese per essere stata modificata più volte nel corso dei secoli, benché il terreno dove sorge attualmente l'edificio fosse già stato utilizzato in epoca romana come luogo di culto.

Gli stili architettonici più utilizzati nell'Inghilterra medievale, tra cui il normanno, il romanico e il gotico inglese, sono stati utilizzati per la costruzione dell'edificio. La cattedrale e gli edifici monastici furono oggetto di un'accurata ristrutturazione durante il XIX secolo. La torre campanaria fu invece aggiunta solo nel XX secolo.
L’elegante City Hall in stile neogotico è decisamente di costruzione più recente, ma non meno affascinante: alla fine del Seicento fu costruito un edificio per accogliere gli amministratori della città, ma fu distrutto da un incendio un paio di secoli dopo. Fu indetto un bando per costruire un nuovo municipio e questo fu vinto da un architetto di Belfast, e costò complessivamente qualcosa come tre milioni e mezzo di attuali sterline. L'orologio fu installato nella torre con tre facce solo nel 1979.
Tra l’altro è davvero una bella giornata, quindi la visita alla cittadina risulta molto piacevole. Peccato che perdo un’ora rimbalzando da una parte all’altra delle vie per cercare una payzone per questo stupido pedaggio di 2£ del Mersey Gateway Bridge, e non concludo nulla. Ci penseremo domani. Si fa buio, ci infiliamo da Sainsbury’s per comprare il pane e torniamo alla base mentre le prime luci della sera si accendono nelle casette in stile british. Il parcheggio si svuota lentamente. Le roulottes dei gipsies sono, chiaramente, le uniche sopravvissute. Facciamo cena, un po’ perplessi sulla sicurezza del luogo, e alle 20.30 ci rassegniamo che questo parcheggio non è per noi: sono rimasti solo gli zingari, a parte poche altre macchine (ovviamente vuote). Usciamo quindi dal parcheggio, regalando serenamente 5,80£ alla pay machine (considerando che siamo stati praticamente 8 ore, non è male come prezzo). Vaghiamo per la città un’ora e mezza, ci imbottigliamo in un paio di vicoli ciechi e alla fine arriviamo alla zona industriale, comoda e tranquilla, e ci sistemiamo in Stendall Road nell’ampio parcheggio di Currys Pc World e Furniture Village. Non è deserto, non è rumoroso. Il babbo si trova decisamente meglio qui.

Mercoledì 18 ottobre 2017 – km 92469 (di cui 69 fatti vagando a Chester per cercare parcheggio per la notte!)
- da Chester a Romsey

Alle 8.30, puntualissimi, lasciamo il parcheggio della zona industriale e tentiamo l’ultimo posto di cui abbiamo notizia per pagare il toll. E’ Mountsford, un tabaccaio lungo Northgate Street con il patacchino “payzone” sulla porta d’ingresso. Cinque minuti e l'operazione è conclusa positivamente. E dire che ieri ci sono passata davanti… tutta colpa mia che ho dato più fiducia alla stazione dei bus col pakistano che ne sapeva meno di me e mi sono ritrova a girare a vuoto! Finalmente siamo pronti a lanciarci verso Salisbury lungo la M6. C’è addirittura il sole, che però durante la mattinata lascia il porto alle nuvole e ad una pioggerellina fina: stavolta credo dipenda da noi che ci spostiamo rapidamente verso sud. In zona Birmingham deviamo in mezzo ad un groviglio di strade per riprendere poi la A429 in direzione Cirencester, dove arriviamo per pranzo. Ci fermiamo presso il Lidl così da scendere a fare spesa subito dopo mangiato. Decidiamo poi di impostare il navigatore direttamente verso Southampton e l’orario di arrivo previsto ci sembra comunque accettabile, quindi partiamo: di pomeriggio la strada scorre pigra sotto una coltre di nebbia e pioggerellina. Sono le 17 passate quando, finalmente, arriviamo nei pressi di Stonehenge: io ho già visitato il sito qualche anno fa, i miei non ci tengono, ma la strada corre lì a fianco, quindi una deviazione di qualche chilometro era doverosa. Breve storia triste: “Passiamo lungo la strada di Stonehenge, così possiamo vedere i megaliti!” e poi niente, una nebbia bassa e fitta che copre tutto e non si vede ad un palmo dal naso. Distinguiamo appena le sagomine, Ed è subito tristezza. Arrivati nei pressi di Salisbury facciamo un super pieno da quasi 80£ al distributore, il traffico ci ha rallentati ed arriviamo in zona Eastleigh (aeroporto di Southampton per capirci) che è buio. L’area di sosta segnalata non si trova, e dopo un summit di venti minuti decidiamo di risalire verso Romsey, una decina di km indietro. Subito prima di arrivare in centro troviamo un ampio parcheggio nei pressi di un centro sportivo, gratuito fino alle 8.30, e ci sistemiamo buoni buoni in un angolo. Domani contiamo di dare un’occhiata veloce all’abbazia del paese e al mulino ad acqua. Se lo troviamo.

Giovedì 19 ottobre 2017 – km 92909 
- da Romsey a Brighton
Stamattina sono appena le 8.10 quanto lasciamo il parcheggio sotto uno spesso strato di nebbia. Non fa affatto freddo, ci sono 19 gradi nell’abitacolo, e sarebbe perfetto anche fuori, se non fosse per questa bruma. Ci dirigiamo verso la Romsey Abbey, ma un po’ alla cieca a causa di deviazioni nel traffico dovute a lavori sulle varie viuzze (con grande gioia del babbo), ed il navigatore non riesce a pianificare. Dopo i dovuti giretti tra i parcheggi stretti del centro, finalmente riusciamo ad imbucarci in un onesto pay & display a 400 metri dall’abbazia e scendiamo (1£ per un’oretta). Una graziosa vecchietta, all’entrata dell’antico edificio normanno, ci dà il benvenuto e ci mostra anche la brochure in italiano, con estrema discrezione. Anche qui, ingresso libero con offerta suggerita (3£, più 2£ se si fanno anche le foto).
Sicuramente meritava una visitina, quindi usciamo soddisfatti. E chiaramente inizia a piovere. Facciamo tappa ai bagni del Broadwater Car Park, poco distante, e vorremmo visitare il Sadler’s mill, un mulino ad acqua subito a lato della cittadina, lungo il groviglio di fiumi, ma la stradina per arrivarci è praticamente invisibile, non avvistiamo parcheggi in zona e sta piovendo. Adesso la precedenza è carico e scarico, quindi ci buttiamo verso Portsmouth alla ricerca di qualche pio campeggio che ci faccia utilizzare le facilities. Pochi chilometri più avanti arriviamo al Sunnydale Farm, a Netley Abbey. Stella, la signora alla reception, è gentilissima e ci permette di effettuare il carico dell’acqua potabile e svuotare la cassetta del wc per 5£. E crepi l’avarizia, per altri due giorni siamo a posto. In compenso ci spiega (cosa a noi ignota!) che se ti trovano con il camper fuori dai campeggi sei soggetto a multe. Nessuna informazione in merito, da nessun diario di viaggio passato, ed iniziamo a chiederci come mettere insieme tutte le informazioni contrastanti che abbiamo. Nel frattempo, a Portsmouth ci sono un caos assurdo e parcheggi stretti o con sbarre, quindi inaccessibili, ma vorremmo scendere a fare due passi. Riusciamo alla fine a parcheggiare pay and display lungo Broad Street e paghiamo 2,60£ per un paio d’ore. E’ quasi ora di pranzo e noi ci lanciamo giù dal camper per dare un’occhiatina in giro. Subito a lato, le scale per accedere alla camminata su quello che era il muro di cinta della fortificazione della Old Portsmouth.
Non a caso, dal porto di questa città sono salpate per secoli navi da guerra, da qui salpò agli inizi dell’Ottocento Lord Nelson per combattere la battaglia di Trafalgar, e qui fu preparata la base per lo barco in Normandia del 1944. La Round Tower, poco più avanti, affacciata sulla baia, testimonia un glorioso passato. Arriviamo su un braccio del porticciolo e non possiamo attraversarlo, quindi facciamo il giro largo.
Diamo un’occhiata da fuori alla Parish Cathedral, e passiamo lungo George’s Street fino alla Spinnaker Tower, nei pressi del Gunwarf Quay: la sua forma futurista ed appuntita ricorda certe strutture di Abu Dhabi e Dubai, pertanto assumiamo che sia finanziata da qualche grossa società degli Emirati Arabi (non escludiamo che sia la stessa Emirates che la sponsorizza, con il suo logo alla base). La salita fino in cima, di certo con un ascensore ultra rapido, costa 10,50£. Ci piacerebbe quasi salire, ma purtroppo (guarda caso!) inizia a piovigginare e dobbiamo rientrare perché sta per scadere il ticket del parchimetro. Torniamo quindi al camper e alle 14.30 siamo in viaggio verso Arundel, paesino medievale che raggiungiamo un’oretta più tardi sotto il solito cielo bigio. Parcheggiamo all’ampio spazio dedicato, sotto le bellissime mura del castello. Peccato che, tra una cosa e l’altra, andiamo un po’ lunghi ed usciamo alle 16, ora dell’ultima entrata per la visita a castello e giardini.
Sicuramente meriterebbero, dall’esterno il complesso è molto sontuoso, ma optiamo per un breve giretto del paesino per tirare oltre, dato che al parcheggio non si può restare per la notte. La Cattedrale, in fondo alla via superiore (di sono tre vie, in paese!), è invece ancora visitabiile... ed inaspettatamente stupenda: costruita a metà dell’Ottocento ma ispirata al gotico francese del XV Secolo, ha delle arcate alte 22 metri ed è luminosissima. La cosa che merita è decisamente questa, e dalla via si ha anche uno scorcio molto pittoresco sulle mura e sul castello.
Torniamo rapidamente al camper e prendiamo la strada per Brighton. I 30 km che ci separano dall’arrivo, nonostante la partenza alle 17, sono funestati da un traffico allucinante che ci mangia un’ora, ed è di nuovo notte. Arriviamo finalmente alla meta, nei pressi del Withdean Sports Complex,, dotato di ampio parcheggio ed una fermata del bus proprio di fronte: teoricamente dovrebbe essere un park and ride (ma lo scopriremo domattina, tanto adesso è notte!). Lo spazio è ampio, discretamente illuminato, e abbiamo una palestra alle spalle, proprio come il leisure centre della notte scorsa. Il babbo scende in perlustrazione e chiede informazioni ad un tizio, che gli dice che non si paga. Alla domanda “overnight?” non sa effettivamente cosa rispondere, ma dice che crede non ci siano problemi. Abbiamo dato un’ultima chance a questo paese. Stasera ci ha graziati.

Venerdì 20 ottobre 2017 – km 93056 
- Brighton
Oggi ce la prendiamo leggermente più comoda. La notte è passata abbastanza tranquilla, tirava vento, ma sotto le fronde degli alberi il camper non ne ha risentito molto... Certo che, se mi rimarrà un ricordo di questo viaggio, è il vento forte che più di una volta non mi ha fatta dormire!
Il bus che ci porta dritti a Brighton Station in 20 minuti, è il n.27 e ferma proprio davanti al nostro parcheggio, 30 metri a piedi. La nostra visita alla Biarritz inglese inizia da qui, scendendo lungo Queen’s Road fino alla Clock Tower. Mi butto su Western Road per un salto doveroso da Primark (ci passerò un’ora e mezza!), poi scendiamo sul cosiddetto lungomare, da King’s Road con la British Airways i360 (un pilone con un ascensore tondo interamente a vetri che sale fino a 160 metri di altezza). Il vento soffia forte e sulla spiaggia si infrangono onde importanti, prendo il tempo per una passeggiata lungo il Fisherman Arches Seafront (a ridosso della spiaggia), con negozietti, pub e bar e delle belle arcate in stile vittoriano color tiffany.
Camminiamo poi fino al Brighton Pier, il famoso molo di epoca vittoriana che ospita un altrettanto famoso luna park, una sala giochi e numerosi baracchini con junk food di ogni genere, dagli hot dogs al fish and chips passando per doghnuts e milk shake. Il sole brilla ma il vento freddo resta, c’è musica sul molo e tanta gente mentre le onde continuano il loro incessante moto contro i piloni del molo.
Mi separo dai miei e risalgo Old Steine verso il Royal Pavillion, una bella struttura a metà tra il mudejar ed il neoclassico, che ospita mostre di vario genere, una chicca di questa città. Peccato sia parzialmente impalcato (come metà della città stessa, del resto), quindi mi accontento di fare delle foto a pezzi esterni che comunque non ne esaltano assolutamente il fascino.
Mi infilo nelle lanes, le viuzze caratteristiche di Brighton, con pub, ristorantini e bar. Bellissime le fioriere appese agli ingressi e le facciate in legno laccato dei negozi, che danno un tono di inizio secolo. Con un gigantesco caffè nero nel bicchierone di cartone di “Costa Coffee” giro per le vie finché l’aria non si fa frizzante. Riprendo il bus e torno alla base aspettando i miei. Sono le 17 passate quando rientrano anche loro, e tra una chiacchiera e l’altra il tempo per ripartire finisce, quindi decidiamo di restare nel parcheggio anche stanotte.


Sabato 21 ottobre 2017 – km 93056 
- da Brighton a Dover
E anche stamattina, dopo un bello sgrullone d’acqua ed una sventagliata, il cielo si fa pezzato e noi ci apprestiamo ad uscire dal parcheggio per l’ultimo giorno pieno in UK. Da notare che la sbarra (che l’altra sera era aperta ed apparentemente senza divieti) stamattina è chiusa. Preparata al peggio (tipo a telefonare ad un numero verde o pagare una multa), entro alla reception della palestra per chiedere informazioni. Appena spiego che siamo bloccati nel parcheggio perché la sbarra è bassa e non passiamo, arriva un ragazzetto con una chiave che, senza colpo ferire, attraversa tutto il parcheggio per aprirci. Meno male, ce la caviamo con un piccolo spavento e solo cinque minuti di ritardo sulla tabella di marcia! Usciamo da Brighton e seguiamo la litoranea A259, anche se in effetti ci fermiamo un paio di chilometri più avanti, tra Rottingdean Saltdean, dove possiamo ammirare la scogliera bianca. Peccato che il vento sia insostenibile. Foto dopo foto, arriviamo a Peacehaven, dove passa il Meridiano Zero che scende da Greenwich, ma nonostante sia un paese minuscolo non riusciamo a trovare indicazioni in merito (ci aspettavamo quantomeno un obelisco) e tiriamo avanti. Ci fermiamo subito dopo Seaford in prossimità delle Seven Sisters, parte del Sussex Heritage Coast, per l’esattezza a Birling Gap, in un orrendo parcheggio sterrato pay and display. I miei restano al camper (chiaramente il parcheggio è così dissestato che non merita nemmeno 10p, ma soprattutto piove!) ed io, dopo una bella raffica di vento seguita da un secchio d’acqua, scendo per risalire il sentiero lungo la scogliera fino al faro.
Il panorama è molto bello ed è illuminato di tanto in tanto da un raggio di sole, ma il vento è terribile e mi spinge a destra e a sinistra. Presto molta attenzione al bordo a vivo della scogliera e cammino nella parte interna, sul prato.
Arrivo fino al piccolo faro, faccio fatica anche a tenermi in piedi, le raffiche di vento mettono quasi paura. Scendo lungo il pendio erboso che costeggia la scogliera e recupero i miei, che nel frattempo sono scesi dalla solita A259, quindi ci rincontriamo a valle. Aprendo la porta del camper il vento è talmente forte che butta fuori i tappetini dei gradini. E’ in questo frangente che perderemo “o lençol”, un fedele pezzo di lenzuolo che ci ha riparato i tappetini per un mese, ma ce ne renderemo conto solo dopo alcuni chilometri, superata anche Beachy Head ed arrivati ad Eastbourne.
Ormai è tardi. Ciao, lençol.
Io e l’interfaccia scendiamo volanti a fare spesa all’ultimo Poundland utile, poi prendiamo pane e latte in un vicino supermarket e ci dirigiamo verso Hastings, ma ci fermiamo nei pressi di St Leonards, poco prima, per il pranzo. Siamo praticamente dentro il mare: c’è un bel parcheggio che costeggia il marciapiede, una semplice ringhiera ci separa dalle onde che si infrangono violente contro il muraglione. Il vento soffia a non meno di 55 km/h, spazza via le nuvole per un istante e poi le ammucchia di nuovo. Inizia a piovere forte, poi smette.
Il camper dondola, ormai ci stiamo facendo l’abitudine, e comunque di giorno fa di certo meno paura.
Rassegnati che ci porteremo dietro il vento fino alla nostra dipartita, dopo il caffè riprendiamo la marcia. Arriviamo ad Hastings, graziosa cittadina della costa, all’apparenza danarosa, un po’ una Nizza inglese. Vorremmo fermarci, c’è anche una funicolare verso un castello in cima alla collina che domina il braccio di mare, e sarebbe carino darle un’occhiata, ma i parcheggi in centro sono tutti con altezza limitata e quindi non possiamo passare. Dietro front e seguiamo un pezzettino di litoranea, una strada che sale dietro la collina e si ributta nel mare, passando per Fairlight e Pett Level.
Un pendio erboso ci separa Winchelsea Beach, cinquecento metri di spiaggia rossa (per via dei bei sassolini colorati e levigati) ed un mare ancora in tempesta. Troviamo un parcheggio a bordo strada giusto per scendere a fare qualche foto, mentre il cielo continua a cambiare. Schiarite di pochi secondi lasciano il posto a grossi scrosci d’acqua e raffiche di vento, e si alternano tutto il pomeriggio. Navighiamo un po’ a vista senza sapere bene dove fermarci.
Superiamo anche Rye, inseguiti da uno splendido arcobaleno che si staglia su un cielo nerissimo, e alla fine, sfiancati dalla volubilità del tempo, decidiamo di tirare dritto fino a Dover, dal quale ci separano appena 60 chilometri. Molti traghetti oggi portano oltre due ore di ritardo causa mare mosso, e noi speriamo solo che domani sia meglio. Arriviamo alla zona dei semafori con le corsie per gli imbarchi, vorremmo solo entrare e trovare una biglietteria anche per chiedere informazioni circa i traghetti di domani, ma un gentilissimo poliziotto ci spiega che il biglietto possiamo farlo solo una volta passato il controllo passaporti, quindi oltre i semafori (quasi un “point of no return” praticamente, quindi nel caso specifico il biglietto va fatto domattina, prima dell’imbarco!). E dire che a Calais sono così organizzati al riguardo. Ci sistemiamo in zona Marina Parade, lungo una strada che in realtà è un semplice anello attorno ad un hotel (anche il poliziotto ha detto che possiamo restare lì per la notte). Tra l’altro ci sono già alcuni camper parcheggiati, il che ci fa sentire meno soli. Il vento non ci dà molta tregua, ogni tanto tira giù anche un secchiello d’acqua e noi, sopraffatti dalla stanchezza, ci addormentiamo anche abbastanza presto.
 
Domenica 22 ottobre 2017 – km 93246 
- da Dover a Perl
La giornata inizia prestissimo: alle 6.30 siamo tutti svegli per arrivare agli imbarchi il prima possibile. Grazie alla disorganizzazione del porto (dato che non ci sono aree camper per fermarsi a dormire, tranne la strada secondaria dove abbiamo sostato noi stanotte) e alla sua dubbia conformazione (a parte l’acquisto online, il biglietto è acquistabile solo al terminale del controllo passaporti, quindi dopo aver fatto il check-in), la giornata inizia anche male: un’incompetente alla dogana ci fa il biglietto per il ferry delle 7.35 facendoci pagare una follia rispetto al prezzo che dava online, giustificandosi che “online costa meno, chiaramente poi è come per i voli, se lo fai in anticipo risparmi” ma oltretutto stampa i biglietti alle 7.20, un quarto d’ora prima della partenza, quando in realtà il ferry ha già terminato le manovre di chiusura dei ponti e non imbarca più. Perdiamo dunque un’ora per il traghetto delle 8.25 che arriva con un po’ di ritardo e non partiamo prima delle 9. Finalmente alle 11 le scogliere di Dover spariscono all’orizzonte, e poco dopo attracchiamo a Calais. Vorremmo entrare in Germania asap, perché le autostrade non si pagano e la viabilità è meglio di quella francese. Chiaramente, per stabilire che strada seguire da adesso in poi, perdiamo un’infinità di tempo. Nel mentre riusciamo a mettere gasolio e fare pranzo. Alla fine ci accordiamo sulla E42 che dopo Lille sbuca in Belgio ed attraversa il Lussemburgo. Speriamo di fermarci per la notte subito oltre il confine.
Il pomeriggio scorre placido, la strada è comoda (E42 per la gran parte) e nella stessa giornata attraversiamo praticamente quattro confini di stato, dalla Francia alla Germania.
Ci fermiamo poco dopo le 19 a Perl, giusto una decina di km oltre la frontiera del Lussemburgo. Il parcheggio che abbiamo trovato, dedicato ai camper, è a 500 metri dal centro città, subito fuori dall’autostrada, segnalato dal pannello integrativo con il camperino sotto la P, e comodissimo. Lo scarico delle nere e delle grigie è gratuito. C’è anche un altro camper con la parabola alzata e poco dopo aver parcheggiato ne arriva un altro.
Il babbo è talmente euforico che saluta tutti.
Vaglielo a raccontare, poi, alla Gran Bretagna.

Lunedì 23 ottobre 2017 – km 93715
- da Perl a Schwaz
Si fa mattina di nuovo, espletiamo le operazioni di scarico e ricarichiamo l’acqua (1 € alla colonnina eroga 6 minuti di acqua, per un totale di circa 80 litri). Passiamo da Lidl per pane e fregnacce varie e ripartiamo diretti a Schwaz (600 chilometri). Ci fermiamo solo per pranzo all’altezza di Stoccarda, e in Austria, subito dopo Rosenheim, usciamo dall’autostrada per evitare la vignetta (non tanto per i 10€ in sé, quanto perché varrebbe una settimana, mentre noi l’attraversiamo in due ore). Seguiamo piuttosto la strada che corre parallela ed arriviamo alla fedele area di sosta di Schwaz ben prima di cena. Niente da segnalare comunque: le strade in Germania si confermano, ancora una volta, le migliori.

Martedì 24 ottobre 2017 – km 94363
- da Schwaz a Castelfidardo

Stamattina piccola deviazione di cinque km a Terfens, alla Haus steht Kopf, una chicca scoperta ieri per caso (leggendo delle recensioni sull’area di sosta di Schwaz): si tratta di una casa capovolta costruita nel 2012 da due architetti polacchi (supponiamo siano gli stessi della casa rovesciata di Szymbark (che lo scorso anno abbiamo perso). Oltre al tetto appoggiato al terreno, la particolarità di questa casa sottosopra sta negli arredi: tutto, all’interno, è capovolto, persino i soprammobili, l’orologio alla parete ed il maggiolone in garage, e inoltre il pavimento è lievemente inclinato, creando un magnifico senso di vertigine. Il biglietto costa 7,50€ (riduzione per “vecchietti” 6,50€), ne vale la pena soprattutto per le foto che ne derivano e che lasciano un eccezionale spazio alla creatività.
  
L’unica pecca, se vogliamo trovarla, è il contesto: la casa si erge accanto a una segheria, quasi nascosta in una zona industriale fredda ed apparentemente un po’ trascurata. Magari è un’impressione, ma ci sembra che sia anche pubblicizzata male. Insomma, non si vedono tutti i giorni case così, e forse un’adeguata promozione la valorizzerebbe ancora di più. Ad ogni modo è stata una fantastica idea: essendo ad un passo da Schwaz non potevamo esimerci, e un’oretta di foto cretine ci serviva per “spezzare” idealmente il viaggio di ritorno. Ormai il navigatore non ci serve più: da qui sappiamo esattamente dove andare per tornare al nostro paesello. Ci fermiamo per pranzo oltre i confini, per sentirci di nuovo a casa (anche se la viabilità autostradale ha ripreso il suo malfunzionamento subito dopo il Brennero, quindi ce ne eravamo già accorti, di essere tornati in Italia!).
E’ ormai sera quando attraversiamo anche il confine marchigiano, perdiamo un po’ di tempo per trovare l’area di sosta di Castelfidardo e alla fine ci fermiamo.

Mercoledì 25 ottobre 2017 – km 95032 
- da Castelfidardo a casa
Ultima mattinata. La cosa più bella è sempre quella di tirare via tutte le lenzuola ed ammucchiarle in un angolo del letto. Le tazzine si ripongono e ormai manca un’ora al nostro arrivo a casa. Ci fermiamo, come da anni, alla zona industriale di Corridonia per scaricare le acque e pulire la cassetta del wc, e in breve siamo a casa. Ammettiamo che, in generale, questo lungo viaggio è stato funestato da numerose difficoltà: aree di sosta inesistenti, sbarre basse nei parcheggi, “no overnight”, fronteggiando ogni giorno l’angoscia di non riuscire a trovare posti in cui scaricare le acque e ricaricare l’acqua. Di sicuro la Gran Bretagna è un posto che poteva offrirci molto di più e non lo ha fatto. E’ un mondo a sé ed è giusto che sia un’isola, così non intralcia gli altri paesi europei.
Sicuramente meritava una visita.
Ma non certo in camper.
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8670 km percorsi
2400 euro circa (all inclusive)
36 giorni all’estero (di cui 6 quasi esclusivamente di trasferimenti da e per la Gran Bretagna)
4 giorni di sole
4540 foto (per un totale di 12 GB di foto fatte)


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